Betlemme: libera la basilica della Natività

Ed ora, a Betlemme, nella basilica della Natività, si lavora per cancellare in fretta le tracce di un lungo assedio. Tutti insieme, i francescani, i greci e gli armeni ortodossi, da secoli custodi del luogo santo. Prima però hanno levato al cielo il canto dell’Alleluja in una chiesa mai così gremita di gente. Erano arrivati anche da Gerusalemme, da Nazareth, dal monte Tabor. C’erano davvero tutti: il sindaco della città, il patriarca Sabbah, il nunzio Sambi e il custode di Terra Santa, padre Battistelli. E c’era anche il card. Roger Etchegaray che nei giorni dell’assedio, per conto del Vaticano, aveva trattato per trovare una soluzione. Quando il cardinale ha intonato il canto dell’Alleluja la gente stipata nella chiesa si è abbandonata alla commozione. Si sono visti abbracci ed uditi singhiozzi mentre il coro di voci si levava nell’inno e le mani in un applauso scrosciante. “Dopo un lungo calvario – ha detto Etchegaray – ecco, è arrivata la mattina di Pasqua”. Un grido di giubilo è arrivato anche dal papa, che a Roma ha esortato di nuovo i due popoli a “riprendere il cammino con fede e speranza in Dio, che nella loro terra si è fatto cosi vicino all’uomo”. “Il messaggio universale di Betlemme – ha aggiunto il papa – è: amore, giustizia, riconciliazione e pace. È su queste basi che si può costruire un futuro rispettoso dei diritti dei popoli israeliano e palestinese, nella fiducia reciproca”. Appresa la notizia della liberazione della Natività, in ottantamila si sono dati appuntamento ad Assisi ed hanno marciato per la pace. In prima fila i francescani del Sacro Convento che in nome di Francesco si sono offerti di ospitare la Conferenza di pace per il Medio Oriente. Hanno sfilato le sigle di tanti movimenti cattolici: Acli, Agesci, Emmaus e Mani Tese. Erano presenti anche palestinesi ed israeliani. Gli uni a fianco degli altri per dire al mondo e ai loro popoli che è ancora possibile sperare in una fraternità ritrovata. E sulla loggia del Sacro Convento si sono scambiati le lampade accese con il fuoco che qui ad Assisi arde perennemente. Il papa ad Ischia Un’isola in festa Un’accoglienza così solo gli ischitani la potevano fare, trasformando la visita del papa in una giornata di festa. In migliaia, domenica 6 maggio, lo hanno accolto con applausi, grida di gioia e striscioni festanti. Gli hanno anche cantato O’ sole mio ed offerto una torta di 35 chili, anticipando di qualche giorno gli auguri di buon compleanno (18 maggio). E il papa ha sorriso. Toccante l’incontro con i giovani ai quali Giovanni Paolo II ha dato appuntamento a Toronto per la Giornata mondiale della Gioventù. “Vi attendo numerosi – ha detto – insieme ai vostri coetanei d’ogni continente offriremo al mondo un messaggio di speranza”. E poi, una raccomandazione che il papa non si stanca mai di ripetere ai giovani: “Non perdete tempo: la vostra giovinezza è troppo preziosa per essere sciupata anche solo in minima parte. Dio ha bisogno di voi e vi chiama ciascuno per nome”. Onu: Giù le mani dai bambini! “A volte sogno che sto sparando, tagliando, amputando. Mi sento sopraffare dalla paura. A volte piango… Prego di essere perdonato, prego Dio che ci aiuti a diventare delle brave persone”. Zakaria ha 14 anni ma ne aveva appena 9 quando a Freetown, in Sierra Leone, fu arruolato nell’esercito dei ribelli. Zakaria è solo uno dei 300 mila bambini-soldato che nel mondo sono costretti a crescere prima del tempo. Fame, malattie, abbandono, prostituzione. Sono migliaia le piccole vite segnate dalla povertà e dalla violenza. Solo qualche dato: un bambino ogni dodici muore prima di aver compiuto il quinto anno di età; nei paesi in via sviluppo in 250 milioni tra i 5 e i 14 anni sono costretti a lavorare in condizioni di semi-schiavitù; ed un milione e mezzo sotto i 15 anni è stato infettato dal virus dell’Aids. Dell’infanzia rubata si è parlato in questi giorni a New York dove l’Unicef ha indetto una sessione speciale delle Nazioni Unite. Ad aprire l’assemblea due adolescenti che hanno chiesto ai capi di stato presenti di mantenere gli impegni presi per migliorare la condizione dei bambini nel mondo. “Questo incontro – scrive il papa in un messaggio – richiama l’attenzione sulle piaghe che continuano ad affliggere l’infanzia, tesoro prezioso, ma anche vulnerabile, della famiglia umana”. Nell’ambito dei lavori si è svolto anche un incontro con i leader religiosi. Per conto della Santa Sede, il card. Trujillo ha chiesto alla comunità internazionale “azioni concrete” per “fare del mondo un posto migliore per i bambini di oggi e di domani”. Don Sturzo. Un santo in politica Si è aperto venerdì 3 maggio, alla presenza del card. Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi di Roma, il processo diocesano per la canonizzazione del sacerdote che nel 1919 ha fondato il Partito popolare italiano. Un “apostolo della politica” che “si è battuto sempre per la moralizzazione della vita pubblica “: così il card. Camillo Ruini, lo ha ricordato. Ed ha aggiunto: “La figura di Luigi Sturzo è una di quelle che onorano più altamente sia il cattolicesimo italiano, sia il sacerdozio cattolico”. Il suo segreto e la sua forza stanno infatti “non tanto nella coerenza delle sue idee” quanto piuttosto “nella profondità della sua stessa vita interiore “. Amava definirsi “sacerdote” prima ancora che politico perché considerava suo dovere esercitare il proprio ministero nel campo della politica “per ricondurla alla sua finalità autentica di carità, di servizio”. Morì a Roma nel 1959, al rientro in Italia dopo un esilio durato 22 anni. Vero “uomo di Dio”, ha concluso Ruini, Sturzo “ha voluto che sulla sua tomba insieme alla data di nascita e di morte si apponesse anche quella della sua ordinazione sacerdotale”.

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