Bartolomeo chiede spiegazioni

La recente proposta di separazione tra Stato e Chiesa avanzata da Tsipras si scontra con la tradizione a cui il popolo è attaccato

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha espresso ufficialmente il suo dispiacere per il tentato accordo tra Stato e Chiesa, per il fatto che non è stato informato e consultato. Non a caso, nelle ultime due settimane il ministro dell’Istruzione pubblica, Kostas Gavroglou, si e recato due volte al Fanar, a Istanbul, per dare le dovute spiegazioni, dopo di che è stato chiarito che la proposta di accordo non riguarda la Chiesa di Creta e quella del Dodecanneso, che sono legate direttamente al Patriarcato del Fanar.

All’interno della Chiesa ellenica, però, le cose non vanno lisce. Il Sacro Sinodo ha annunciato che non accetta la proposta di accordo e particolarmente l’uscita di 10 mila preti dagli organici statali, sostenendo che non può essere il governo a decidere una cosa simile, creando così ulteriori tensioni nel quadro già abbastanza difficile.

La Chiesa è divisa, la gente pure. Fofi Gennimata, leader del partito “Movimento di cambiamento” (ex Pasok e altri piccoli partiti dell’area di centro-sinistra) ha inviato una lettera al presidente del Parlamento ellenico chiedendo la discussione dell’accordo in Parlamento, specialmente ora che si discute la revisione della Costituzione, in particolare dell’articolo 3 che si riferisce alle relazioni tra Stato e Chiesa. Per il momento l’accordo è quindi bloccato e tutte le parti hanno capito che un profondo dialogo è necessario. Bisogna aggiornare la legge, ma come?

Il contesto non aiuta. In primo luogo, l’anniversario della rivolta degli studenti di Ingegneria del Novembre 1973, che era stata l’inizio della caduta della dittatura in Grecia, è stato accompagnato da proteste, scontri con la polizia, interventi degli anarchici che hanno distrutto ancora una volta negozi e banche, come protesta gratuita contro il governo e i mali che la società affronta. Mentre l’assassinio di un cittadino greco in Albania ha preso una svolta inattesa dopo la decisione del Parlamento europeo di avviare un’inchiesta sulle condizioni dell’assassinio. In terzo luogo l’accordo di Prespes con Skopje continua a provocare tensioni e divide politici e popolo.

Negli ultimi giorni ci sono state molte proteste da parte di studenti contro l’accordo, ma altrettante manifestazioni erano a favore. Il governo accusa gli studenti contrari all’accordo di essere stati manipolati da Alba Dorata, partito di estrema destra, il che provoca ulteriori tensioni perché ovviamente non sono fascisti tutti coloro che pensano che certi termini dell’accordo non siano favorevoli alla Grecia. In effetti Skopje ha già cominciato a violare l’accordo usando il nome “Macedonia” mentre l’accordo prevede il nome “Macedonia del Nord”.

Le condizioni, lo si capisce, non sono favorevoli per Tsipras, che gioca le sue ultime carte offrendo agevolazioni ai cittadini e annunciando che non ci sarà un ulteriore taglio alle pensioni. Inoltre dichiara con orgoglio che la disoccupazione è scesa al 18% (dal 27%), anche se si tratta di posti di lavoro pagati 300 euro per otto ore di lavoro. Elezioni anticipate? Chi lo sa. A Tsipras di solito piace fare delle sorprese.

 

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