Ana e la croce di Hugo

Un ragazzo malato terminale, con un osteosarcoma che avanza. L’incontro con Ana. Il colloquio tra i due. La morte che arriva. La lettera di saluto. Il racconto davanti ai vescovi riuniti

Mentre il Sinodo dei giovani è in pieno corso, ricordiamo la testimonianza di Ana, giovane spagnola che ha raccontato la sua storia, sabato 6 ottobre, in Aula Paolo VI, durante l’incontro-festa dei giovani con papa Francesco e i padri sinodali

Ana ha 19 anni, vive in Spagna, nella splendida città andalusa di Granada. È una bella ragazza mora, dagli occhi luminosi e pieni di vita. Comincia a raccontare mentre avanza, senza timidezza, sul palco dell’Aula Paolo VI, davanti ad un pubblico di circa 5 mila persone. È sabato 6 ottobre 2018, e papa Francesco e i padri sinodali incontrano i giovani del mondo, in occasione della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

«Per conoscere meglio il settore socio-sanitario, all’inizio di marzo, sono stata in un ospedale della mia città, dove si effettuano servizi che combinano insegnamento, assistenza e ricerca» racconta Ana. In ospedale, viene accolta da un’assistente sociale che, invece di dilungarsi in discorsi, le presta un camice, le mette in mano una cartella clinica e l’accompagna nella stanza di un paziente: «Quando sono entrata e l’ho visto, un brivido mi ha attraversato il corpo. Sono dovuta uscire un momento per fare un respiro profondo».

Sul letto, c’è un ragazzo di poco più grande di lei, terminale di cancro. Ana, si fa coraggio e rientra in stanza, gli chiede: «Come stai?» Lui la guarda stupito, e le fa ripetere la domanda. «Come prima cosa mi presento – le dice –, sono qui da due mesi, ho un osteosarcoma, mi rimane poco tempo da vivere e sento che sto perdendo tutto: la famiglia, il lavoro, la ragazza. La mia vita non ha più senso».

Ana è in stato di shock. Milioni di emozioni e pensieri le attraversano il cuore e la mente. Tuttavia, tenta di intavolare una conversazione raccontandogli qualcosa di se e della sua vita. Dopo alcuni minuti di silenzio, il ragazzo le chiede: «Tu credi in Dio?». Ancora una volta, Ana è colta di sorpresa ma gli risponde con un bel “sì”. «Io, invece no perché mi ha abbandonato – soggiunge lui –, perché nel giro di pochi mesi mi toglierà la vita. Mi ha lasciato molto solo».

La giovane andalusa si affida a Dio prima di replicare: «Quello che senti ora ha un nome, è ‘Gesù abbandonato’. Dio non ti ha abbandonato. Continua a starti accanto più vicino che mai. Ti sta mettendo alla prova e con quello che vivi ti fa una domanda, alla quale forse non hai ancora risposto: “Sei in grado di seguirmi anche nel più grande dolore?” Dio non ti toglie la vita, perché in Paradiso continueremo a vivere con Lui senza dolore, senza sofferenza. Non sei solo, Lui è con te. Non voltargli le spalle e accoglilo. Lui ha scelto questa croce per te, e solo per te, per una ragione, perché vuole che tu dia testimonianza del suo amore. Vuole farti santo».

Il ragazzo la fissa, sbalordito: «È una follia, io non posso essere santo!». «Feci un grande sforzo per proseguire – confida Ana ai padri sinodali – e gli dissi: tu puoi diventare santo se accetti e accogli il dolore, se lo prendi come qualcosa che viene da Dio e non come qualcosa di tuo. Poi, senza pensarci, inizia ad amare le persone che hai più vicino a te, i tuoi genitori, la tua ragazza, i tuoi amici, facendo vedere loro che non temi la morte perché hai trovato qualcosa di prezioso che ti aiuta a vivere momento per momento, senza pensare cosa ne sarà di te domani».

Il ragazzo, il suo nome era Hugo, inaspettatamente le chiede di recitare insieme il Padre Nostro e di leggere il Vangelo del giorno, proponendosi di metterlo in pratica nei giorni successivi.

«Attraverso l’assistente sociale ho saputo che alcuni giorni dopo la mia visita, la sua salute è peggiorata – racconta Ana –, e che ha chiesto di ricevere l’unzione degli infermi, per potersene andare in pace. Qualche tempo dopo, ho ricevuto questa lettera…».

Sul palco dell’Aula Paolo VI, è un giovanissimo attore a prestare la voce ad Hugo:

«Ciao Ana, ti racconto qualcosa di me.

Questi giorni sono stati difficili perché il cancro è avanzato più velocemente, ero più stanco, più debole, ma erano quelle le occasioni in cui dovevo amare di più, e così, a poco a poco, ho trasformato quella stanchezza, quel malessere in amore verso gli altri, verso mia sorella, la mia ragazza, i miei genitori, l’assistente sociale, persino il dottore!

Sono state giornate difficili perché vedevo la morte sempre più vicina e questo mi spaventava un po’, ma quando succedeva, mi ricordavo che non è la morte che chiama, ma Dio: mi chiamava per andare con Lui in Paradiso, e questo mi dava la forza di sorridere, di amare. Ormai mi rimane poco tempo qui, Ana, ma devo dirti che adesso non ho paura perché so che lì starò bene.

Grazie per avermi tirato fuori da quel buco profondo, per avermi ascoltato, ma soprattutto grazie per aver portato di nuovo Dio nella mia vita, grazie per avermi insegnato che la Croce che se ne stava, piena di polvere, nascosta in quella stanza solitaria, in cui mai avevo avuto il coraggio di entrare, era mia, portava il mio nome e io dovevo prenderla e caricarmela, ma sempre con gioia.

Il giorno in cui io non sarò più qui, non voglio che tu vada giù. Voglio che da ora tu viva per entrambi, che ti diverta per entrambi e che realizzi tutti i tuoi sogni. Io sarò sempre accanto a te e, dal Paradiso, mi prenderò cura di te ogni giorno, sarò come il tuo piccolo angelo custode.

L’altro giorno pensavo: come posso comunicare con Ana? E dopo un po’ che mi è venuto in mente che rimarremo uniti attraverso l’Eucaristia. Lì, mi potrai raccontare la tua giornata, le tue paure, le preoccupazioni, i successi… E io sarò lì ad ascoltarti.

Ho dato all’assistente sociale una croce che volevo che ti consegnasse da parte mia, la porto da quando ho fatto la Prima Comunione, ma voglio che la tenga tu, per non dimenticarti mai di me, e perché, quando la guardi, tu ti ricordi che dobbiamo caricarcela sulle spalle, che questa è la Croce che Dio ha voluto per te che va portata con gioia e amando sempre. Ti aspetto in Paradiso, Ana».

In sala, le ultime parole di Hugo sono accolte da un silenzio commosso. Lo interrompe Ana, mostrando, con il suo sorriso contagioso e coraggioso, la croce di Hugo.

 

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