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Altri due passi verso l’assolutismo

Nell'ultima settimana, il governo di Maduro ha eliminato gli ultimi ostacoli di peso al “monopolio della democrazia” che pretende detenere il suo regime. Il Paese si sta avvicinando a un sistema di virtuale partito unico.

Il governo del Venezuela ha mostrato i muscoli con due mosse che l’avvicinano a un regime assolutista. L’Assemblea Nazionale Costituente (Anc) ha soppresso mercoledì il Distretto metropolitano di Caracas e quello dell’Alto Apure, adducendo la loro inefficienza e la non corrispondenza alle funzioni previste dalla legge. Domenica scorsa, poi, in una giornata di elezioni comunali, il presidente Nicolas Maduro ha confermato che potranno partecipare alle presidenziali del 2018 solo i partiti che si siano presentati a queste. Voluntad Popular (Vp) e Primero Justicia (Pj) sono così scomparsi dalla mappa politica venezuelana, perché «i partiti che non hanno partecipato oggi chiamando al boicottaggio delle elezioni non potranno parteciparvi più», ha affermato subito dopo avere emesso il suo voto. La decisione è stata ratificata dall’Anc – i cui membri sono tutti legati al governo – nella stessa sessione di mercoledì.

 

Con questo provvedimento, i tre maggiori principali partiti dell’opposizione rimarrebbero fuori dal gioco, e il candidato proposto dal chavismo rimarrebbe virtualmente senza rivali. Oltre ai citati (Primero Justicia, di Henrique Capriles, e Voluntad Popular, di Leopoldo Lopez) è coinvolto infatti anche Acción Democrática, il partito più longevo del Paese. Sono le tre formazioni politiche che non hanno partecipato al voto di domenica dopo aver denunciato gravi irregolarità nelle elezioni regionali di ottobre e non riconoscendo la legittimità stessa dell’Anc. Ora, come disposto dalla stessa Anc plenipotenziaria, dovranno iscriversi di nuovo come partiti politici secondo la legge sui partiti vigente. Cosa che non pare per nulla assicurata, vista la direzione politica pro-governativa del Consiglio nazionale elettorale e la nuova legge che considera come “delitto di odio” qualsiasi dissenso, il che potrebbe portare alla non accettazione di vari dirigenti dei partiti candidati.

 

Le proteste dell’opposizione si sono fatte sentire immediatamente. L’équipe di consultori che accompagna l’opposizione nel processo di negoziato in corso tra questa e il governo nella Repubblica Dominicana, ha reso noto in un comunicato la sua posizione. Per quanto riguarda l’abolizione dei distretti metropolitani (quello di Caracas era governato dall’opposizione sin dal 2008), sottolinea l’illegalità del provvedimento, che spetta solo al Parlamento, oppure a chi lo deleghi in un’eventuale nuova Costituzione, che l’Anc dovrebbe redigere, ma che non ha neppure cominciato a fare. L’equipe di consultori invita i cittadini e gli amministratori locali ad “esprimersi” e “difendersi” attraverso due strumenti previsti dall’ordinamento giuridico come le Assemblee cittadine e i Consigli comunali aperti.

 

I due Distretti metropolitani eliminati sono gli unici per il cui rinnovo non si è votato domenica, quando il chavismo ha ottenuto il 91,9% dei comuni del Paese. Ora torneranno ad essere divisi in vari municipi. La presidente dell’Anc, Delcy Rodriguez, ha affermato che la decisione è dovuta alla loro inefficienza come strumento di gestione politico-territoriale e alla loro «deviazione dalle funzioni che la legge aveva indicato» e l’ha giustificata dicendo che la determinazione è stata presa dopo avere ascoltato «il clamore dei lavoratori» di entrambi i distretti e per «preservare i loro diritti».

 

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