All’estero la meglio Italia

Sono venuto in Tunisia e non mi aspettavo di trovare qui motivi di speranza per la grave crisi finanziaria, politica e morale dell’Italia.
La cattedrale cattolica di Tunisi
Sono venuto in Tunisia e non mi aspettavo di trovare qui motivi di speranza per la grave crisi finanziaria, politica e morale dell’Italia. La speranza l’ho vista nella parrocchia cattolica di Giovanna d’Arco, a Tunisi, gestita in modo affabile e intelligente da padre Jawad, un giordano, nella prima domenica di Avvento. La messa è partecipata: circa 350 fedeli, in maggioranza provenienti dal continente nero, c’è qualche francese e un buon gruppo di italiani.

 

Presente il nostro ambasciatore, Pietro Benassi, che fa il punto sulla situazione tunisina: «Lo stato attuale è migliore del precedente. Bisogna avere pazienza, molta pazienza. Bisogna continuare a essere presenti in queste terre a noi così vicine, senza aver paura». Italiani senza timori, dunque. Italiani fiduciosi. Ci sono numerosi imprenditori e quadri dirigenti di società che hanno investito e investono in Tunisia. Le loro famiglie sono integrate nell’ambiente tunisino. Creativi e aperti all’italiana, dunque, niente razzismo primario. La stragrande maggioranza di loro professa fiducia nello sviluppo pacifico della “rivoluzione dei gelsomini” verso una forma di «libertà controllata», come mi dice uno di loro che ha una fabbrica di scarpe, 500 operai in tutto. «Certo – continua –, la gente è povera e quindi è più facilmente preda della demagogia. Bisogna investire non poco nell’istruzione secondaria e universitaria. I giovani sono la speranza vera della Tunisia». Italiani lungimiranti, dunque.

 

Un suo collega, concessionario di una grande impresa di veicoli industriali: «Abbiamo stipendi doppi rispetto all’Italia, e la vita costa meno della metà che da noi. E la gente è proprio gentile». Evitano pure di lamentarsi, dunque. Un terzo, imprenditore nel tessile, aggiunge: «Sono qui da sei anni. Il primo lavoro è stato duro, perché trattavo rudemente i miei operai, col risultato di avere tutti contro di me. Nel secondo lavoro, invece, ho imparato a dir loro: “Bravo, sei in gamba. Se lo vedi possibile, potresti migliorare in questo…”. Ora sono tutti e 250 dalla mia parte». Una madre di famiglia: «I miei figli stanno crescendo meglio qui di quanto penso accadrebbe in Italia. Li trovo più socievoli e servizievoli, quasi che coniughino la loro creatività italiana con la solarità dei tunisini». Italiani che crescono bene, perciò.

 

Buon senso e rispetto sono doti italiane. E un carabiniere in borghese, che s’è già pappato due anni in Iraq e tre in Afghanistan, giunto da appena quattro giorni in Tunisia, certifica il suo giudizio: «Mi sembra di stare in paradiso». Gli italiani si adattano e sanno cogliere il positivo, dunque. La meglio Italia è all’estero, ma anche dentro i nostri confini. Bisogna risvegliarla.

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