È la prima volta che la Francia organizza un evento di questo tipo in un paese anglofono, lontano dal suo “cortile di casa”, dalla sua sfera d’influenza, ovvero i paesi dell’Africa occidentale e centrale, i paesi francofoni. In un contesto di declino dell’influenza francese nel Sahel, la Francia invita per la prima volta i suoi partner africani in Kenya, un paese anglofono. Il vertice Africa Forward si configura come un simbolo del riposizionamento strategico del governo francese in Africa.
Per il ministro degli Esteri keniota Musalia Mudavadi, il vertice di Nairobi rappresenta sia “un messaggio forte” che un’opportunità per il continente africano di ridefinire le proprie partnership. «Il fatto che questo vertice si svolga in un Paese africano non francofono invia un segnale chiaro: i nostri impegni non devono essere dettati dalle lingue ufficiali… soprattutto, è un’opportunità per l’Africa di parlare con una sola voce, e questo vertice può essere il punto di partenza».
Mudavadi ha inoltre sottolineato la dimensione strategica delle discussioni tenutesi a Nairobi. «Le priorità sono chiare: pace e sicurezza prima di tutto, poi lo sviluppo di partnership economiche tra Africa, Francia e il resto del mondo», ha insistito. Il presidente francese Emmanuel Macron e il suo omologo keniota, William Ruto, hanno annunciato nuove partnership nei settori dell’arte e dello sport, e hanno sottolineato la necessità di sfruttare il ricco capitale umano africano e i progressi tecnologici francesi per sviluppare le rispettive economie.
Le discussioni si sono concentrate anche sui settori emergenti ritenuti promettenti da Parigi e dai suoi partner africani: l’economia blu, le risorse naturali e la produzione manifatturiera ad alto valore aggiunto. I due presidenti hanno incontrato i giovani all’Università di Nairobi, il primo giorno del vertice Africa Forward, ed hanno anche interagito con importanti artisti e atleti africani. Per William Ruto ed Emmanuel Macron l’attenzione non dovrebbe più essere rivolta agli aiuti ai paesi africani, bensì agli investimenti, finalizzati allo sviluppo dell’industrializzazione del continente e al sostegno della sua transizione energetica. Investimenti per un valore di 23 miliardi di euro finanzieranno diversi settori in Africa, tra cui energia, intelligenza artificiale e agricoltura, ha dichiarato Macron, aggiungendo che 14 miliardi di euro proverranno da aziende francesi e 9 miliardi di euro da finanziatori africani.
Il giorno successivo, 12 maggio, il tema che ha dominato le discussioni è stato l’accesso al credito. Dietro ad una questione apparentemente tecnica si cela una battaglia ben più ampia: il ruolo dell’Africa nel sistema finanziario globale. I leader africani denunciano da anni un paradosso inaccettabile. Il continente ha enormi esigenze in termini di infrastrutture, energia, agricoltura, tecnologia digitale e adattamento climatico. Ma quando si tratta di finanziare questi progetti, gli stati africani sono spesso costretti a indebitarsi a tassi più elevati rispetto ad altre regioni del mondo. Il motivo: un’eccessiva percezione del rischio, alimentata dalle agenzie di rating, dai mercati finanziari e dai modelli analitici dei principali donatori internazionali. Più è costoso per gli stati indebitarsi, meno possono investire. Inoltre, meno investono, più la loro crescita viene limitata e più vengono percepiti come rischiosi. Diversi leader africani hanno quindi chiesto una revisione dei meccanismi che determinano il costo del denaro. L’obiettivo è cambiare le regole che disciplinano l’accesso ai finanziamenti.
«Il problema non è la liquidità. È l’architettura del rischio», ha affermato William Ruto. Anche le agenzie di rating sono nel mirino. Molti governi africani ritengono che le loro economie vengano valutate utilizzando criteri che non tengono adeguatamente conto del loro vero potenziale, della demografia, delle risorse naturali o delle traiettorie di crescita. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha denunciato questa situazione, affermando che i Paesi africani sopportano costi di indebitamento eccessivamente elevati rispetto a quelli delle economie avanzate. Tuttavia, le principali agenzie di rating, tra cui S&P Global Ratings, Moody’s e Fitch, respingono le accuse di parzialità regionale, affermando che i loro rating si basano su criteri applicati a livello globale e pubblicamente disponibili. È stata inoltre posta l’enfasi sulla rappresentanza dell’Africa all’interno delle istituzioni internazionali. «È essenziale e inaccettabile che un continente di quasi 1,5 miliardi di persone, rappresentato da 54 Stati sovrani e che costituisce uno dei blocchi più grandi all’interno delle Nazioni Unite, continui a essere escluso dalla rappresentanza permanente nel Consiglio di Sicurezza», ha dichiarato il presidente William Ruto. E il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha denunciato “un sistema globale” che perpetua “ingiustizie secolari”.
Organizzando Africa Forward a Nairobi, un paese anglofono, Parigi sta cercando di spostare il baricentro delle sue relazioni con il continente. Dopo le crisi con diverse ex colonie dell’Africa occidentale, in particolare quelle dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), la Francia vuole proiettare un’immagine di relazione meno militare, meno francofona e più economica e orientata agli investimenti. Parigi sta cercando di cambiare il suo approccio diplomatico, rompendo con gli schemi ereditati dalla Françafrique e trascendendo le barriere linguistiche che hanno a lungo strutturato le sue relazioni con l’Africa. Su invito di Emmanuel Macron, il presidente keniota parteciperà al vertice del G7 il mese prossimo a Évian-les-Bains, in Francia. William Ruto ha detto che intende dare impulso alle prospettive del vertice di Nairobi con le proposte che presenterà in quell’occasione.
