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Cultura > arte

Il messia che è in noi

di Michele Zanzucchi

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Simone Cristicchi mette in scena David Lazzaretti, che nel XIX secolo aveva portato sull’Amiata un vento di novità, evangelico e comunitario

Mi è stata offerta l’occasione da un caro amico di assistere all’ultima replica romana dello spettacolo messo in scena dal cantante-attore Simone Cristicchi dal titolo “Il secondo figlio di Dio”, una rievocazione della vicenda terrena di David Lazzaretti, detto “il Messia dell’Amiata”, con la regia di Antonio Calenda. Sulla scena un barroccio e il barrocciaio, Cristicchi appunto, in un one man show che inchioda sulla poltrona per più di un’ora e mezza, e non te ne accorgi proprio.

Chi era David Lazzaretti? Un barrocciaio, appunto, uno che «aveva il vulcano dentro», un abitante di Arcidosso, alle pendici dell’Amiata, che nella sua visione sognatrice aveva avuto varie apparizioni , in cui un San Pietro a bordo di una barca di bronzo e una Madonna vestita di nero gli avevano affidato una missione particolare, tra cristianesimo alla lettera e socialismo comunitario, sfidando i benpensanti dell’epoca, cattolici e civili. Personaggio studiato da Gramsci e Lombroso, Tolstoj e Padre Balducci, aveva fondato la “Società delle famiglie cristiane” sul Monte Labbro, che aveva riunito fino a 5 mila nuclei, in una visione egualitaria e di comunione della vita sociale, precorrendo tante intuizioni del cristianesimo sociale. I suoi testi furono analizzati dal Sant’Uffizio, arrivando com’è ovvio alla sua condanna.

Certamente alcuni aspetti della teologia e della pastorale di Lazzaretti lasciano un po’ perplessi, ma nell’insieme la sua visione profetica apre squarci anticipatori in una Chiesa che con Francesco oggi respira non solo spiritualità evangelica, ma anche socialità evangelica, tornando all’opzione preferenziale per i poveri e a una teologia trinitaria aperta agli interventi dello Spirito. In particolare colpisce la sua “umanizzazione della divinità”, o se vogliamo della sia “divinizzazione dell’umanità”, dipende dai punti di vista, riprendendo l’evangelico invito «siate dèi». Morì ucciso da un carabiniere, David Lazzaretti, nel giorno in cui assieme a migliaia di suoi discepoli marciava su Arcidosso totalmente disarmato per portare una “Buona Novella aggiornata”, considerandosi, appunto, un “secondo figlio di Dio”.

Eresia? Sulla sua pelle Lazzaretti aveva in qualche modo impresse le stimmate del Cristo e per questo, soprattutto per questo, era un “secondo figlio di Dio”. Le stesse stimmate che oggi sono impresse su Dj Fabo, sul migrante che muore nel Canale di Sicilia, sulla bracciante uccisa di fatica dai caporali in Puglia, sullo “zigote” dell’aborto, ma anche sull’imprenditore che condivide i suoi beni coi poveri o sulla missionaria laica che cura i profughi del Sud Sudan… David Lazzaretti non era prete ma era religiosissimo; era sì un po’ strambo e sognatore, ma era pure un profeta, un secondo figlio di Dio appunto. Le stimmate sono il segno della profezia, sono profetiche.

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