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Sanità in sciopero

di Redazione

Secondo le prime stime, l’adesione alla protesta di oggi 20 novembre da parte di medici, infermieri ed altri operatori è dell’85%

Sulla base delle informazioni che iniziano ad arrivare dai territori, le percentuali di adesione allo sciopero in corso oggi di medici, dirigenti sanitari, infermieri e professionisti sanitari «sono molto alte, fino a punte dell’85% compresi gli esoneri previsti per legge»: lo riferisce l’Ansa, nel citare le dichiarazioni di Pierino Di Silverio, segretario Anaao Assomed, Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed, e Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up. «Un segnale importante – scrivono in una nota – che dovrebbe far riflettere sulle condizioni di lavoro inaccettabili negli ospedali e sulla condivisione delle ragioni della protesta».

Tra le ragioni ci sono per l’appunto «risorse insufficienti, cittadini “arrabbiati”, sanitari sempre più spesso aggrediti e insoddisfatti, condizioni di lavoro inaccettabili», come dichiarato in una lettera inviata alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

«La nostra non è una protesta nata in modo estemporaneo ma affonda le radici negli anni passati – proseguono -, caratterizzati, sia a destra che a sinistra, da una visione politica della sanità pubblica estremamente miope che, di fatto, non tutela la salute dei cittadini. Abbiamo anche indetto una giornata di sciopero di 24 ore appena venuti a conoscenza della bozza della legge di Bilancio, perché con essa si sancisce l’ennesimo dietrofront su impegni assunti dal Ministro Schillaci prontamente smentiti dal MEF che, senza discostarsi da logiche ultradecennali, continua a spadroneggiare in lungo e largo minando seriamente la salute dei cittadini italiani. È vero che l’attuale Governo ha stanziato più risorse in assoluto per il Fondo Sanitario Nazionale, ma le stesse sono spalmate nei prossimi 5 anni e, al netto dei rinnovi contrattuali, sono ben al di sotto del tasso inflattivo, quindi non in grado di sostenere un Servizio sanitario già in grande difficoltà. Questi finanziamenti sono appena sufficienti a mantenere lo status quo e non saranno certamente alcuni interventi legislativi a ridurre le liste di attesa senza un vero intervento strutturale di rilancio del SSN».

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