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Italia > Società

Appello da un campo di rifugiati siriani in Libano

di Bruno Cantamessa

- Fonte: Città Nuova

Bruno Cantamessa Autore Citta Nuova


Nel campo profughi di Tel Abbas (Akkar), sono presenti dal 2013 i volontari italiani di Operazione Colomba (Comunità Papa Giovanni XXIII), che condividono la vita dei rifugiati vivendo nelle tende. Hanno raccolto le richieste e i desideri di molti fuggiti dalla guerra in Siria per non essere uccisi o obbligati a combattere

Libano

Noi siriani, profughi nel nord del Libano, riuniti in organizzazioni ed associazioni, semplici cittadini e famiglie, scampati alla morte e alla violenza, a cinque anni dall'inizio della guerra che ha distrutto il nostro Paese, viviamo a milioni senza casa ne' lavoro, senza sanità né scuola per i nostri figli, senza futuro. Nel nostro Paese ci sono centinaia di gruppi militari che, con la sola legittimità data loro dall’uso della violenza e dal potere di uccidere, ci hanno cacciato dalle nostre case.

 

Veniamo ancora uccisi, costretti a combattere, a vivere nel terrore, a fuggire, veniamo umiliati e offesi. Ai tavoli delle trattative siedono solo coloro che hanno interessi economici e politici sulla Siria. A noi, vere vittime della guerra e veri amanti della Siria, l'unico diritto che è lasciato è quello di scegliere come morire in silenzio.

 

Ma noi, nel rumore assordante delle armi, rivendichiamo il diritto di far sentire la nostra voce, e insieme a coloro che ci sostengono e a chi vorrà unirsi al nostro appello, chiediamo:

la creazione di zone umanitarie in Siria, ovvero di territori che scelgono la neutralità rispetto al conflitto, sottoposti a protezione internazionale, in cui non abbiano accesso attori armati, sul modello, ad esempio, della Comunità di pace di S. Josè di Apartadò*. Vogliamo che siano aperti corridoi per portare in sicurezza i civili in pericolo fino alla fine della guerra e che tutti i rifugiati ritornino a vivere in pace e sicurezza nella loro patria;

 

che si fermi la guerra: che si fermino immediatamente i bombardamenti, che si blocchi il rifornimento di armi e che le armi già presenti vengano eliminate; che si ponga fine all'attuale assedio di decine di città siriane (www.siegewatch.org), che gli abitanti di queste città, senza cibo e medicine, siano assistiti immediatamente e posti in sicurezza;

 

che siano assistite le vittime e sostenuto chi le soccorre: che siano liberati i prigionieri politici, ricercati i rapiti e dispersi; che siano soccorsi e assistiti anche in futuro i feriti e i disabili di guerra;

 

che si combatta ogni forma di terrorismo ed estremismo, ma che questo smetta di essere, com'è ora, un massacro di civili innocenti e disarmati, che oltretutto alimenta il terrorismo stesso;

 

che si raggiunga una soluzione politica e che ai negoziati di Ginevra siano rappresentati i civili che hanno rifiutato la guerra, e non coloro che hanno distrutto e stanno distruggendo la Siria;

 

la creazione di un governo di consenso nazionale che rappresenti tutti i siriani nelle loro diversità e ne rispetti la dignità e i diritti. Vogliamo che sia fatta verità e giustizia sui responsabili di questi massacri, distruzioni, e della fuga di milioni di profughi, e lasciato spazio a chi vuole ricostruire.

 

Vogliamo convocare ora le migliori forze internazionali, in grado di costruire convivenza e riconciliazione, per sostenere ed elaborare insieme a noi civili un futuro per il nostro Paese.

 

* www.corteidh.or.cr/docs/medidas/apartado_se_05.pdf

Riproduzione riservata ©

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