Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Mondo > Europa

Donald o Hillary? Voto di pancia e voto di ragione

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova


Il giorno delle elezioni presidenziali Usa è arrivato. Sperando che i risultati arrivino presto, e che la scelta riflessiva prevalga su quella emotiva

Elezioni Usa © Michele Zanzucchi 2006

S’è detto tutto e il contrario di tutto nella “sporca” campagna elettorale per eleggere il nuovo presidente Usa che succederà a Barack Obama, il primo presidente nero. Forse ci sarà una nuova première: una donna alla Casa Bianca.

 

Finalmente si va ai seggi, o si vota da casa, o per strada col telefonino, dipende dalla stranissima e variegata modalità di voto statunitense, che cambia da Stato a Stato. Per mettere fine a una delle più violente battaglie “democratiche” mai conosciute. E si voterà il meno peggio, o meglio il candidato che apparirà al singolo elettore meno compromesso, meno indigeribile. Un Donald Trump spaccone, donnaiolo e ignorante di geografia mondiale o una Hillary Clinton d’apparato, compromessa con troppi centri di potere e dalla salute incerta.

 

È questa la speranza per l’ultimo rush finale: che la testa prevalga sulla pancia, che la libertà di cui gli statunitensi sono gli araldi li porti a votare il candidato che più apparirà loro compatibile con i valori che le stelle e strisce hanno sempre veicolato nel mondo: libertà, intraprendenza, ottimismo, anche generosità.

 

Un dettaglio che non è tale guida il voto: queste non sono le elezioni “americane”, ricordiamocelo, ma semplicemente una delle elezioni “americane”: gli Usa hanno ormai perso la loro supremazia mondiale in un pianeta ormai multipolare, e così “americane” sono anche le elezioni brasiliane, colombiane o nicaraguensi… Dobbiamo smetterla di accettare passivamente l’equazione “statunitense=americano”, per rispetto a tutti gli altri popoli, appunto, “americani”.

 

Così queste sono le elezioni dell’identità statunitense persa per strada, un’identità che si basava troppo sulla potenza militare ed economica e troppo poco sui valori che da sempre hanno contraddistinto gli Usa. Mi torna in mente una frase del pensatore francese Alexis de Tocqueville che nel suo La democrazia in America scriveva così: «Gli americani sono grandi perché sono buoni. Se cessassero di essere buoni cesserebbero pure di essere grandi». Un orizzonte appassionante per il nuovo presidente. O per la nuova presidente.

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876