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Italia > Società

L’accoglienza possibile senza armi e senza muri

di Isabelle Ginisty

- Fonte: Città Nuova


Una serie di incontri a Marsiglia su “Migrazione: Vicino Oriente e Vicino Occidente” organizzati dall’Istituto Cattolico del Mediterraneo. Lanciata dalle regioni Provenza, Alpi, Costa Azzurra, Sicilia, Andalusia, e da Malta e dalla Grecia “Siamo tutti mediterranei”, una grande campagna popolare di solidarietà 

Marsiglia

Di fronte alle tragedie dell’immigrazione e di fronte alla “cultura del rifiuto”, gli incontri «Mosaïques» (Mosaici) 2015 (organizzati dall’Istituto Cattolico del Mediterraneo – ICM in collaborazione con diversi movimenti tra cui quello dei Focolari) svoltisi il 26 e 27 giugno scorsi a Marsiglia hanno lanciato una grande sfida sul problema: “Migrazione: Vicino Oriente e Vicino Occidente”.

Dopo aver ascoltato una trentina di giovani studenti o professionisti originari dei paesi del Mediterraneo e non solo, coinvolti chi un modo chi in un altro in questo campo, spesso con una forte esperienza personale di migrazione, la cultura dell’incontro si è rivelata la grande soluzione.

«La cosa più importante per uno straniero in un altro Paese è essere accolto», afferma Sidy, senegalese arrivato a Livorno in Italia. Dopo molte difficoltà, incontra alcune persone della Comunità di Sant’Egidio che poi gli saranno vicine durante la sua lunga ospedalizzazione. Oggi sostiene fiero che ha due famiglie: quella in Senegal e quella in Italia.

Yussif, musulmano ghanese, senza avvenire dopo gli studi, decide di venire in Europa. Attraversa 5 Paesi africani per poi raggiungere in barca le Isole Canarie. Da lì, Barcellona, dove l’unica soluzione è vivere – per 2 anni – con più di 1000 rifugiati in un hangar senza bagni… Alla fine incontra alcuni Giovani dei Focolari che lo aiutano ad imparare la lingua, a ottenere i documenti, fino ad avere un lavoro che oggi gli permette di aiutare la sua famiglia in Ghana.

Altra testimonianza toccante è quella di Ramia, siriana. Giunta a Marsiglia per un dottorato in Psicologia dell’Infanzia, oggi non può rientrare in Siria. «Un sogno – dice – che si è trasformato in un incubo». Per questo la decisione di organizzare un progetto educativo per bambini siriani rifugiati non scolarizzati, che hanno esperienza solo della guerra e della violenza. Garantendo loro, in questo modo, non solo l’istruzione ma anche la trasmissione di una cultura di pace.

Impossibile raccontare tutte queste esperienze di vita che vanno dalla migrazione forzata alla ricerca di integrazione e di identità, evidenziate ancora di più dagli esperti.

Permettere ai migranti di partecipare al proprio avvenire lasciando loro soprattutto la parola e l’iniziativa; creare ponti dappertutto: tra Paesi accoglienti e Paesi d’origine, tra persone, … «né armi, né muri»; diffondere il dialogo interreligioso. Tante le soluzioni rilevanti emerse durante queste ricche giornate.

Una proposta molto concreta è stata quella di sostenere, firmare e diffondere “Siamo tutti mediterranei”, una grande campagna popolare di solidarietà lanciata dalle regioni Provenza, Alpi, Costa Azzurra, Sicilia, Andalusia, e da Malta e dalla Grecia.

Il 20 maggio i rappresentanti di questi Paesi e regioni hanno incontrato a Strasburgo il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, per chiedere all’Unione Europea di dare prova di maggiore solidarietà verso i Paesi mediterranei. Schulz ha deciso di esserne il primo firmatario (si può aderire sul sito http://tousmediterraneens.com/).

 

Traduzione italiana di Domenico D’Amiano

Riproduzione riservata ©

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