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Cultura > Arte e Spettacolo

Rifacciamo gli spettacoli al Colosseo?

di Mario Veneziani

- Fonte: Città Nuova


Forse dietro la proposta di nuova pavimentazione del ministro Franceschini c’è l’intenzione di trasformare il monumento in location per eventi? L’idea del ministro è buona, ma ci si fermi a quella.

Il Colosseo

Il ministro dei Beni culturali Franceschini, che sembra si stia occupando davvero delle sorti culturali del Belpaese finora molto oltraggiate, ha lanciato la proposta – in verità dell’archeologo Manacorda – di ripavimentare l’arena del Colosseo, così come era nell’antichità (ma di legno!!) e come si presentava in una vecchia foto del 1870. Così, si dice, i turisti potranno visitare i sotterranei, oggi ridotti a una fila di mura sgualcite dal tempo a cielo aperto.

Naturalmente il ministro ignora che i dintorni del Colosseo, dalla parte della stazione della metro, sono invasi da erbacce, rifiuti di ogni genere, pietre e mattoni che i turisti si portano via… quando basterebbe trovare dei baldi giovani a far opera di giardinaggio.

Il Colosseo, grazie a Della Valle, viene ripulito all’esterno con molta solerzia e sta tornando, più che bianco, giallino, con molte macchie di sporco lasciate in alto e qua e là: una pulitura diremmo affrettata, dopo la quale però i soliti plauditores – per restare al latino –, ossia, detto in termini attuali, i media prezzolati, grideranno al miracolo del colore “ritrovato”…

La divagazione era necessaria per rendersi conto dello stato del monumento e perché l’idea del serioso ministro non è malvagia. Se resta però ferma al pavimento ritrovato.

Purtroppo, conoscendo la “malizia” italica, viene il sospetto che l’operazione nasconda il progetto di feste, spettacoli e così via, danneggiando un monumento sempre più gracile per la soddisfazione economica di alcuni, travestita da “progetto culturale”: a Roma infatti vige tuttora l’ideale del panem et circenses al popolo (non si sta infatti pensando a un nuovo, inutile stadio, quando c’è il Flaminio che cade a pezzi?).

Alcuni studiosi, come Salvatore Settis e Tomaso Montanari, bocciano l’idea, al contrario dell’ex sovrintendente Adriano La Regina, trovandola «povera culturalmente e banalizzante». Forse hanno fiutato cosa ci sta sotto.

Ben venga allora la pavimentazione, ma ci si fermi a quella. Il Colosseo, già così malandato (non pensiamo alla distruzione del patrimonio archeologico che va facendo la costruzione della metro C in pieno centro storico), non ha bisogno di diventare un megastore per folle turistiche sudaticce e spettacoli “nazionalpopolari”. Speriamo in bene, perché in Italia, per conquistare voti, non si sa mai!

Riproduzione riservata ©

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