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In profondità > Dialoghi

In famiglia per celebrare la “festa grande”

di Roberto Catalano

- Fonte: Città Nuova


Oggi il mondo musulmano festeggia l'ʿīd al-aḍḥā sacrificando un agnello o un montone. L'evento celebra la fede e la totale sottomissione a Dio nel ricordo delle prove affrontate dal profeta Abramo e dalla sua famiglia

Bambino con agnello

Oggi nel mondo musulmano si celebra la festa del sacrificio, ʿīd al-aḍḥā, uno dei momenti più significativi nel calendario delle feste dell’Islam. È chiamata anche ʿīd al-naḥr ("festa dello sgozzamento") o ʿīd al-qurbān ("festa dell'offerta [a Dio]"), e viene celebrata ogni anno nel mese in cui ha luogo il pellegrinaggio alla Mecca, chiamato Hajj. Spesso, tuttavia, questa festività è chiamata semplicemente ʿīd al-kabīr ("festa grande").

La celebrazione intende ricordare le prove affrontate da Ibrahim, il profeta Abramo, e dalla sua famiglia, formata dalla moglie Hagar e dal figlio Ismail (Ismaele). Per celebrare questo ricordo si sacrifica un agnello (per questo in alcune parti del mondo la festa ha assunto il nome di bakr-id, “giorno dell’agnello”). Con questo gesto si vuole ricordare proprio Ibrahim che, fermato da un angelo mentre stava per sacrificare il figlio Ismail, offrì poi a Dio un montone. La festa di oggi è, quindi, per tutti i musulmani del mondo la celebrazione della fede e della sottomissione totale a Dio.

Per quanto riguarda le modalità del sacrificio, la sharīa prevede che l’animale sia integro ed adulto e, preferibilmente, un agnello o un montone. Il sacrificio avviene recidendo la vena giugulare in modo da permettere al sangue di defluire. La legge biblica e quella coranica considerano, infatti, il sangue impuro ed è per questo che è proibito mangiarne. Inoltre, la persona che compie il sacrificio deve essere legalmente integro e pronunciare un takbīr, la formula: «Nel nome di Dio! Dio è il più grande».

La carne che proviene dall’animale sacrificato è consumata in parte dai membri della famiglia, mentre una seconda parte è conservata ed un terzo viene destinato a famiglie povere che non potrebbero permettersi di comprare un animale e compiere il sacrificio.

La festa del sacrificio è particolarmente sentita a livello familiare e per questo tutti si riuniscono per celebrarla insieme. Nei giorni precedenti molti musulmani osservano il digiuno dall’alba al tramonto, ma nei giorni della celebrazione è vietato ufficialmente qualsiasi tipo di sacrificio personale. Anzi, si indossano gli abiti migliori, si prega in comunità e si visitano amici e parenti, portando doni e regali augurali.

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