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Persona e famiglia > Famiglia

Se mia suocera vive in casa con me

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova


Può essere una presenza ingombrante, ma "accoglierla" davvero significa amarla nel modo giusto: così può nascere un rapporto nuovo, che va oltre la sofferenza e le incomprensioni

Mani di anziana

Da quando mi sono sposata ho mia suocera in casa. Pur sapendo della sua scarsa stima nei miei confronti e della sua opposizione al nostro matrimonio, mi impegno a dare il meglio di me per essere accettata. Purtroppo la situazione peggiora progressivamente: capricci, parole che mi feriscono, false accuse riferite a mio marito e alla mia famiglia di origine. Persino il rapporto di coppia è a volte messo in pericolo.

Soffro in silenzio, sostenuta da mio marito, ma dopo circa due anni non ne posso più e sovente alzo la voce con lei, nel tentativo di farle capire il suo ruolo: in fondo ho sposato suo figlio e non lei! Questo non fa altro che aumentare l'incomprensione: siamo al limite della rottura e a volte penso che la soluzione sia la separazione. Sempre più spesso mi lamento con mio marito, mettendolo in grave imbarazzo.

In questa situazione, dopo aver confidato ad un'amica le mie difficoltà, mi sento chiedere: «Al di là di tutto questo, l'hai veramente amata come te stessa?». Ritorno a casa turbata; quella sera rifletto a lungo, interrogandomi a fondo; e prego: «Illuminami, Signore, mostrami quello che non ho saputo fare e quello che ancora devo fare».

Rivivo come in un film tutti i torti subiti, ma dal caos dei miei pensieri ne emerge uno. È vero, ho amato, ma a modo mio. Per cominciare tutto da capo devo usare misericordia, dimenticare; spetta a me il primo passo; in mia suocera non devo più vedere la donna maldicente e capricciosa, dal carattere scontroso, ma semplicemente un prossimo da amare, sfruttando ogni occasione.

Mi accorgo che sto andando a letto senza augurarle la buona notte, come mi è già successo. Vado a trovarla nella sua stanza. Mi accoglie freddamente, ma non ne provo offesa. L'indomani si rifiuta di mangiare: è già successo, e in tali occasioni mi ero messa l'animo in pace pensando che era un problema suo, ma in lei c'è Gesù, e vado ad ascoltare il suo sfogo senza ribattere. Le propongo qualcos'altro da mangiare e lei accetta.

Naturalmente i giorni seguenti non sono insensibile alle offese che ricevo, ma cerco di non venir meno all'amore. Quanto a mio marito, evito di metterlo nell'imbarazzo sottolineando il negativo di sua madre; cerco anzi di sottolineare quel che di buono ha fatto nella giornata. Lentamente vedo mia suocera rasserenarsi ed essere ogni giorno più gentile.

Un mese fa sono andata per una settimana al mio villaggio di origine: lei mi aveva preceduta di qualche giorno, e ci eravamo date appuntamento a metà strada, alla coincidenza delle corriere. Giunta alle 12, sono rimasta sorpresa: era già là ad attendermi dalle 8 del mattino: aveva preso il primo pullman per essere sicura di non tardare! Con sé portava anche del cibo, il mio piatto preferito; e un pacco per la mia mamma. L'attesa della corriera è trascorsa in un dialogo fitto e profondo, mai sperimentato prima. È proprio vero: l'amore è contagioso ed è capace di far emergere il bene che non vediamo nell'altro!
S. E. – Africa

Riproduzione riservata ©

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