Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Arte e Spettacolo

Manet torna a Venezia

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Nel 1953 il pittore visita la città lagunare e conosce Tiziano. Le tele dei due mostrano una lettura del mondo e dell'uomo: quello rinascimentale che succhia la vita, quello moderno che la prende ma non la gusta veramente. Da una parte c'è la schietta gioia di vivere, dall’altra una tristezza esistenziale

Manet a Venezia locandina

1853 – 1857. Manet visita l’Italia, dopo aver studiato la pittura nostrana al Louvre. Firenze, certo, ma pure Venezia. E Venezia vuol dire Tintoretto e Tiziano, oltre a Lotto, Carpaccio, Giorgione, Veronese e Tiepolo.

Logico che un pittore che si è ispirato all’arte veneta così a lungo, torni nella città lagunare. E in modo dirompente. Basta il confronto tra la Venere d’Urbino di Tiziano  e la sua Olympia  del 1863 per scatenare una ridda di emozioni, di riflessioni. Sono due mondi lontanissimi, specchio di una evoluzione(o involuzione?) dell’uomo nella  visione del corpo, sconcertante. E’ evidente che Manet si è ispirato alla tela tizianesca: si tratta sempre di una cortigiana stesa su un letto sfatto, che ci guarda. In Tiziano, siamo in un interno arioso, estivo, con un cagnolino accucciato tra le lenzuola ed una serva che estrae dal cassone un vestito. In Manet la ragazza sdraiata sul letto ha vicino una fantesca nera che le porge un mazzo di fiori, dono di qualche ammiratore. Il colore di Tiziano è luminoso, quello di Manet gelido. La ragazza tizianesca ci guarda sorridente e maliziosa, felice di esibirsi, libera e felice come la vita. Olympia è triste. Si mostra ma il suo sguardo è distante, freddo e amaro. Non è felice. In Tiziano c’è l’amore nella sua fisicità, in Manet una sensualità raggelata dall’abitudine.

L’uomo rinascimentale succhia la vita, l’uomo moderno la prende ma non la gusta veramente. C’è da una parte la schietta gioia di vivere, dall’altra una tristezza esistenziale. Il colore di Tiziano è fragrante,  focoso, quello di Manet  splende nelle macchie di bianco e nello stupendo mazzo di fiori,  col gatto che rizza la coda, nero.

Non basta. Manet rivisita il Concerto campestre di Tiziano e crea il celebre – e scandaloso all’epoca – Déjeuner sur l’herbe: quattro giovani in un prato, in abiti contemporanei con la modella che ci guarda, sfacciatamente. L’idillio giorgionesco di Tiziano, allusivo a musica e ad amore, qui è freddato e desacralizzato da due coppie giovanili che si liberano dagli schemi borghesi, realisticamente, senza alcun simbolo né alcun lirismo. Se la pennellata di Tiziano è densa, ampia e sfumata, quella di Manet è a grandi macchie, ombrata, dolcemente chiaroscurata.

Ma a Venezia c’è dell’altro. Manet  è tornato col ragazzino de Le fifre del 1866, bellissima tela in rosso bianco e nero del bambino che suona i l piffero, arguto ritratto dell’infanzia scanzonata, così come la tela de Le Grand Canal à Venise è u n trionfo luminoso di onde frazionate dalla luce, scottanti sotto un immenso sole ed un cielo azzurro.

Val la pena vederla questa piccola mostra di capolavori. Si vedrà quanto la magia del colore veneto abbia “impressionato” Manet e quanto di questo mondo di sogno sia entrato nella pittura dell’artista francese.

Manet. Ritorno  a Venezia. Palazzo Ducale. Fino al 18/8 (catalogo Skira)

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876