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Cultura > Arte e Spettacolo

Virgilio, un mito

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

A Palazzo Te a Mantova una rassegna sulla iconografia del grande poeta latino. Dall’antichità al Novecento

virgilio

Virgilio il “dolcissimo patre” di Dante, il mago dell’età medievale, la luce della ragione come base per i l cammino della fede, sempre secondo Dante. Ma anche, in età rinascimentale, il poeta della natura – le Bucoliche e le Georgiche -, del mito della storia romana nell’Eneide. Raffigurato come un giovane imberbe dal capo cinto d’alloro in busti e medaglie; o in affreschi, come il celebre Parnaso di Raffaello nelle Stanze vaticane. Virgilio, anche “profeta”, per i letterati medioevali, se è vero che nella IV Ecloga parla di “un bambino calato dall’alto del cielo” che avrebbe fatto sorridere il futuro. Ed eravamo nel secolo primo avanti Cristo, l’epoca della nascita del Messia…

E poi le mille incisioni a stampa o le miniature che lo ritraggono come un poeta squisitamente lirico, come quella bellissima di Simone Martini, amata dal Petrarca, che lo vede ispirato a comporre sotto una tenda, mentre i contadini sono intenti al lavoro.

 

Petrarca, poi, e Poliziano, due geniali poeti del Tre e Quattrocento. Da chi hanno preso il loro linguaggio così musicale, l’amore delicato per la natura, se non da Virgilio? Si potrebbe, a ragione, parlare di un filo rosso virgiliano in molta poesia occidentale, da Petrarca a Tasso, da Marino a Metastasio, da Leopardi a Pascoli ed oltre. E poi l’influsso profondo nel teatro, nel melodramma – quante “Didone abbandonate” nel repertorio barocco! – e poi nell’arte figurativa, soprattutto le storie amorose di Didone ed Enea raccontate nell’arte dal Cinque all’Ottocento in tutta Europa. Per non parlare del cinema, della serie dei peplum anni Cinquanta del ‘900 come “La leggenda di Enea” affidata ai forzuti dello schermo.

 

Ora il mondo virgiliano si raccoglie nella sua città natale, Mantova, intorno al celebre mosaico del III secolo d.C Virgilio e le muse, proveniente dal Museo del Bardo di Tunisi, insieme a monete, medaglie, dipinti e sculture dal medioevo al ‘900. Una passeggiata attraverso il tempo in compagnia di un genio poetico, certo il più grande del mondo romano. Cuore della rassegna è appunto il mosaico africano, proveniente da una ricca domus e in cui il poeta è raffigurato in età adulta fra due muse, seduto, con lo sguardo perso in pensieri poetici. In mano tiene un rotolo con alcuni versi dell’Eneide, uno dei poemi fondamentali del mondo antico. Il ritratto del poeta – di alta statura, zigomi sporgenti, colorito bruno- sembra corrispondere alla descrizione che resta di lui (era poi un carattere ombroso, soffriva di tisi) e forse risale ad un prototipo più antico. Assai diverso certamente dalle immagini idilliache di giovane dai lunghi capelli con cui è arrivato dal Cinquecento ai nostri giorni. Resta però la sua poesia e la sua fama, testimoniata anche dal monumento bronzeo che la sua città gli ha eretto il secolo scorso e che rimane nell’immaginario collettivo l’effigie più popolare del genio romano.

 

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