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Mondo > Europa

Per la prima volta una donna candidata

di Paolo Loriga

- Fonte: Città Nuova

Josefina Vazquez Mota economista, già ministro dell’Istruzione e dello Sviluppo sociale, è diventata un simbolo dell'emancipazione femminile

Josefina Vazquez Mota candidata presidenza Messico

Il pullman carico di sostenitori era imbottigliato nel traffico di Città del Messico. I poliziotti in moto non riuscivano ad aprire un varco. Il mezzo era partito dalla sede del Partito d’azione nazionale e doveva percorrere una decina di chilometri ma il tempo stava passando, quello sì, rapidamente. E allora Josefina Vazquez Mota non si è persa certo d’animo: è scesa dal torpedone e ha chiesto ad uno dei poliziotti di accompagnarla sulla moto a destinazione. Ma il motociclista non disponeva di un secondo casco. E non era affatto il caso che una candidata alle presidenziali non rispettasse una fondamentale regola di sicurezza del codice della strada.
 
L’elegante signora Vazquez Mota ha chiesto allora al poliziotto di fermare un motociclista che avesse un secondo casco. Venne subito trovato, ma il conducente, saputo il fatto, non consegnò il casco ma si propose di prendere su la bella messicana. Lei salì dietro e, sgusciando tra auto e bus, arrivò appena in tempo all’Istituto federale elettorale per firmare i documenti della propria candidatura, non prima che un poliziotto le avesse riordinato i lisci capelli.
 
Economista, 51 anni, già ministro dell’Istruzione e dello Sviluppo sociale, la Vazquez Mota ha vinto le primarie interne al partito. Sembra incarnare il Messico che scalpita: competente, aperta, cattolica praticante, ironica. Nel 1999 è assurta alla notorietà con la pubblicazione di un libro dal titolo provocatorio Dios mio hazme viuda por favor (Dio mio fammi vedova per favore), in cui, senza prendersela con gli uomini, esortava le donne a sviluppare e valorizzare doti e potenzialità.
 
La sua candidatura riveste grande significato culturale. Mai nella storia del Messico una donna era sta candidata alla presidenza della Repubblica e già questo solo fatto  costituisce una pietra miliare nel cammino di emancipazione delle donne messicane. Il Partito d’azione nazionale, di cui fa parte, governa il Paese da dodici anni, è una formazione di centrodestra nel cui programma si ritrovano numerosi riferimenti alla Dottrina sociale cattolica. Tra i fondatori, infatti, non pochi provenivano dalle file dell’Azione cattolica messicana.
 
È la formazione che è riuscita a rompere nel 2000 l’egemonia del Partito rivoluzionario istituzionale, che era ininterrottamente al potere da 81 anni. E ad esso appartiene Enrique Pena Nieto, il principale avversario della candidata Vazquez Mota, che la sopravanza in questa prima fase di campagna elettorale di otto punti percentuali, 40 contro 32. Un distacco considerevole, ma non impossibile da recuperare, soprattutto tenendo conto che nelle intenzioni di voto c’è un consistente 16 per cento di messicani che si dichiarano ancora incerti.
 
Poche speranze di successo per gli altri due candidati in lizza,  Andrés Manuel López Obrador, espressione di una colazioni di sinistra, e Gabriel Quadri, a capo di una formazione che ha rotto recentemente l’accordo con il Partito rivoluzionario istituzionale. Novanta giorni di campagna elettorale per il Paese di lingua spagnola più popoloso, con oltre 110 milioni di abitanti. Il voto si terrà il 1° luglio e non c’è da raggiungere la maggioranza assoluta delle preferenze. Ne basta semplicemente una più degli altri. La candidata Vazquez Mota ne è consapevole ed è già in piena azione. Sa bene che non le basterà l’appoggio dei soli cittadini con moto e due caschi.

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