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Cultura > Arte e Spettacolo

Matisse in Vaticano

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Uno dei cartoni preparatori per le vetrate della Cappella del Rosario di Vence, in Provenza, esposto nell’Appartamento Borgia. Un’opera che mostra come l’artista abbia forse disegnato meglio di altri "chi" è Maria

vergine matisse

Fa impressione nella sezione di arte contemporanea, nell’Appartamento Borgia, la Vergine di Matisse. Si tratta di uno dei cartoni preparatori che il grande pittore ha realizzato per le vetrate della Cappella del Rosario di Vence, in Provenza. L’unico suo lavoro di carattere sacro.

 

Lo stile è quello dell’artista che tutti conosciamo: aereo, lineare. Non si può far a meno di ricordare Botticelli, per la linea, e Raffaello per gli ovali puri dei volti. Ma, oltre la grande tradizione figurativa, questo immenso cartone, restaurato per anni e finalmente esposto come dono – trent’anni fa – del figlio del pittore, è un inno alla bellezza mariana. La semplicità delle forme, riassunte in un segno circolare centrale da cui si dipartono, come farfalle celesti, stelle di fiori di neve – o di qualsiasi altro fiore l’artista immaginasse – genera una pittura che è lieve come un canto.

 

Ricordare la preghiera alla Vergine del paradio dantesco non appare qui fuori luogo. Ma anche evocare le stelle roteanti e cadenti di un van Gogh in cerca di infinito, neppure. Solo che Matisse qui il cielo sembra averlo trovato, e gli è apparsa Maria, la “donna d’amore”. Gli artisti, anche agnostici come lo era Matisse, quando si avvicinano al sacro – se vengono rispettati e lasciati liberi di ascoltare il loro interno – penetrano più profondamente di altri il mistero. Riescono anche in qualche modo a esprimerlo. Matisse con la sua linea danzante, verginale, ha disegnato forse meglio di altri “chi” è Maria e “cos’è” la maternità verginale. Basta soffermarsi nell’angusto andito dove il cartone viene esposto e ci si rende conto che la musica di questi segni suona soltanto parole di amore.

 

Non si può più dire che l’arte del Novecento non sia cristiana. Anzi, forse lo è più di altre epoche “fedeli”. In attesa che la Libreria editrice vaticana pubblichi il carteggio fra Matisse e la suora domenicana Agnès de Jesus, committente dei lavori – incompresi da molti all’epoca – ci si può gustare il risultato di questa comunione di anime. È già molto.

 

Matisse in Vaticano. Fino al 30/9

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