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Cultura > Arte e Spettacolo

Un “cacciatore” da vedere

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Tra le uscite del week-end si segnala "The Hunter, il cacciatore", di Rafi Pitts

the hunter- il cacciatore

Si consiglia The Hunter – Il cacciatore, un film dell’iraniano Rafi Pitts, presentato ai festival di Berlino e di Torino, dura metafora sulla solitudine dell’uomo di fronte alle ingiustizie della vita. Alì è stato scarcerato da poco e vuole vivere di nuovo in società. Lavora di notte e cerca perciò di passare tutto il tempo libero con la moglie e la bambina. Il suo hobby preferito è la caccia nella tranquillità di una foresta fuori città. Durante una manifestazione, accidentalmente la moglie viene uccisa e la bambina sparisce. Per Alì è una ricerca del senso del dolore e di queste assurde privazioni, appesantite dall’inefficienza della polizia. L’uomo sembra sull’orlo della follia: in pieno giorno, da una collina, spara a caso ed uccide due poliziotti. Catturato da altri due gendarmi deve fare i conti con delle personalità violente e disumane, di cui diventa vittima. Girato con una fotografia sporca ed una luce nebulosa, recitato con pieno coinvolgimento da splendidi attori, cupo e doloroso, il film è un grido agitato e muto sul perché del dolore. Solo pochi i momenti rilassati, perché l’opera trasuda una continua tensione di animi e di avvenimenti fino al dramma conclusivo. Distribuito in Italia dalla Fandango.

 

Si sconsiglia invece L’ultimo dei Templari, diretto da Dominic Sena. Ennesima versione hollywoodiana di un Medioevo di crociati – non templari, come suona l’incomprensibile titolo italiano –, assetato di sangue in nome di Dio e di una Chiesa che, è detto ampiamente, è crudele ed ingannatrice, come piace sempre immaginare al cinema Usa, è un coacervo di luoghi comuni. Dialoghi insignificanti – alcune battute sul bene e il male sfiorano la risibilità –, scene di guerra palesemente costruite al computer, squarci horror con tanto di zombi, una giovane strega assatanata che poi si converte, esorcisti e Belzebù stesso infuocato uccello con corna e coda, formano un repertorio davvero grottesco. Se a questo si aggiunge il povero Nicolas Cage, imbolsito e smarrito, ce n’è fin troppo. Ma perché gli Usa continuano a inondare l’Europa – e gli adolescenti cui il film è destinato – con questi polpettoni senza capo né coda (di code c’è solo quella di Lucifero…)? Mistero?

 

Non tanto, ma solo voglia di imbonimento alla “colonia europea” con titoli “storici”– tralascio Priest, anch’esso in uscita, sulla stessa linea – che di storico hanno solo il consueto cliché del Medioevo tenebroso, nato nel Settecento e ancora non superato, perché “tira” al botteghino.

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