Per gli appassionati del cinema autoriale, Le sette opere di misericordia, di Gianluca e Massimiliano De Serio, è il titolo evangelico per un racconto antievangelico – non come polemica, ma come storie dolorose che fanno pensare – scarno, essenziale, silenzioso, cerca una briciola di umanità nel nostro animo disilluso.
Ben altra cosa è The Iron Lady, ritratto senza indulgenze di Margaret Thatcher, impersonata nel corpo e nell’anima da una strepitosa Meryl Streep, che qui supera sé stessa, offrendo una interpretazione della “lady di ferro”, commovente e vera. Anche perché il film inizia dalla vecchiaia semidemente della donna, che compare al supermercato, attenta ai risparmi, e poi prigioniera confusamente dei ricordi. Normale l’uso dei flashback per riandare alla giovinezza dura di Margaret, alla sua scalata al potere, alla severità del governo, ma anche alla vita intima, familiare, alla presenza importante del marito. Meryl ovviamente si prende quasi tutto lo spazio e il resto del cast le fa corona in un racconto che allude più che scavare,talvolta allunga troppo la narrazione, ma sa essere incisivo. Il regista ci offre, una volta tanto, non una soporifera biografia cinematografica, di cui siamo arcistufi, ma un racconto che cerca la verità su questa donna eccezionale. Lo sapevate, fra il resto, che lei e il marito amavano la Callas quando cantava Norma al Covent Garden di Londra (stando mano nella mano)?
Venti di guerra ancora nei cuori della gente della Bosnia-Erzegovina ne Il Sentiero, di Jasmila Zbanic. E’ la storia, a Sarajevo, di Luna e Amar, giovane coppia moderna: si amano, ma non riescono a far figli. Lui beve e perde il posto, lei fa la hostess, viaggia, gli è fedele. Lui incontra un amico di scuola che è diventato un fanatico islamico che gli cambia la vita, così che la coppia va in crisi. L’ideologia religiosa scava divisioni fra la gente, in una terra dove i l ricordo delle morti è ancora vivo. La regista filma con passione dolorosa i rapporti umani inficiati dall’odio e dalla violenza del passato. Ma, oltre ad esser un film sull’ex Jugoslavia, questo è un racconto che potrebbe andar bene sotto qualsiasi latitudine, perché è l’indagine sulla difficoltà di superare un passato e ritrovare il sentiero – di qui il titolo – dei rapporti autentici.
