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Cultura > Arte e Spettacolo

Voglia di Oriente

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

A Roma, un aspetto poco conosciuto della nostra arte nella rassegna "Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano".

odalisca

Viaggiavano tutti, e tanto, gli artisti dell’Ottocento. Non solo i francesi e i tedeschi: Gauguin, il più grande viaggiatore, per esempio, che amava la Polinesia, ma anche Ingres con la sua mania dell’Africa, e poi nel Novecento Matisse.

 

Pure gli italiani viaggiavano, ed una rassegna davvero preziosa a Roma permette di rendercene conto. È questo infatti un aspetto davvero trascurato dalla critica e dal grande pubblico. Abbiamo gli amanti del deserto: Stefano Lussi e Alberto Pasini amano ritrarre carovane, beduini, puliti come fotografie. E poi città assolate, tende “arabe”, ritratte dal vero oppure in fantasie “moresche”. I “mori” sono sempre selvaggi, l’aria è sottilmente razzista all’epoca, anche negli spiriti più aperti (leggere cosa scrive un intellettuale come Arrigo Boito nell’Otello di Verdi, per non parlare di Wagner…). Va bene gli incontri, le città le mura e i deserti. Ma Oriente vuol dire Odalische. La letteratura e l’arte su un soggetto del genere hanno infiammato gli spiriti. Basti vedere le tele di Ingres per averne un’idea. Certo, c’è la forma raffaellesca, ma sembra a volte un pretesto per diffondere l’idea di un Oriente magico dove tutto è possibile, un’aura fiabesca e surreale che erediteranno fior di letterati da d’Annunzio a Pasolini, che ne farà anche un film sulle “Mille e una notte”… Forse sono sogni di viaggiatori. Comunque Domenico Morelli, Carlo Bruloff, Edoardo Todano, Francesco Netti si diffondono in ritratti femminili, poco o troppo vestiti, di bellezze misteriose, in una fiaba sempreverde. Toccando anche il “proibito” come nelle Fumatrici di oppio di Gaetano Previati. Un pittore “simbolista” e spiritualista. Ma, come si vede, interessato a molte cose.

 

Insomma, il mondo è sempre quello. Ed è piacevole passeggiare nell’Oriente dei sogni dei nostri nonni, noi, che di viaggi ormai ne facciamo parecchi. Ma forse sogniamo di meno.

 

 

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