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Cultura > Arte e Spettacolo

Sanctum 3d

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Un film con visioni mozzafiato del mondo sotteraneo acquatico

Sanctum
James Cameron, quello di Titanic e Avatar, fa sempre le cose in grande. Questa volta racconta una storia – tratta da fatti reali – di un gruppo di speleologi intrappolati dentro caverne sottomarine, nel Pacifico, da una tempesta tropicale. Un trhiller avventuroso con i classici elementi del caso: il capogruppo deciso e in apparenza senza cuore Frank (Richard Roxburg), il figlio diciassettenne in conflitto perenne con lui, Josh (Rhys Wakefield), il torbido finanziere Carl (Ioan Gruffudd) e la sua ragazza, Victoria (Alice Parkinson). Riusciranno i nostri eroi a trovare nelle immensità delle grotte inesplorate una via d’uscita verso l’oceano e la luce? Ripreso in 3 D e quindi con visioni mozzafiato di un mondo sotterraneo acquatico che fa entrare direttamente lo spettatore nella storia, con stupefacenti effetti speciali, il film, di giusta lunghezza, non risparmia i colpi di scena, tenendo col fiato sospeso sino alla fine. Le riprese subacquee, inutile dirlo, sono bellissime e ricreano l’atmosfera magica della scoperta di un mondo inimmaginabile. Che è la cosa migliore del film. Per il resto, i caratteri sono delineati abbastanza schematicamente ed il finale racconta l’inevitabile morte del “cattivo”, la riconciliazione tra il figlio e il padre. Il regista tuttavia non risparmia le scene dove la crudeltà di una operazione rischiosa come questa prevede anche una sorta di “suicidio accompagnato” – cosa forse discutibile – insieme ad una vaga spiritualità naturalistica (che giustifica il titolo del film) che muove il padre esploratore nella sua foga avventurosa di uomo che “si trova male nelle cose della terra” e quindi preferisce un suo mondo sotterraneo. Da cui il figlio, solo lui, riuscirà ad uscire verso la luce.

Riproduzione riservata ©

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