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Cultura > Arte e Spettacolo

L’angelo necessario

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Fino al 27 novembre retrospettiva su Fausto Melotti alla Galleria Repetto di Acqui Terme (Alessandria).

fausto melotti l’angelo

«Vorrei toccare le piaghe di Gesù/ vorrei che il sangue/ che scorre dal costato/ illuminasse le mie dita». Sono versi di Melotti, artista scomparso nel 1986, evocatore del miracolo che è la vita nei suoi dipinti e nelle sculture. Un mistico del ‘900, attratto dal pulsare delle stagioni. C’è una sua foto che lo ritrae in piedi, mentre osserva l’autunno, con foglie secche sparse sotto i piedi. Melotti guarda lo scorrere del tempo e ne individua presenze silenziose ed operanti. Per lui infatti «l’artista è come un santo», uno che scopre il divino, lo trasmette nella sua vita e in quella di chi lo incontra. Un artista vive nelle sue opere. Siano tele o sculture bronzee o ceramiche, in esse c’è un anelito all’Altro che riempie di calore lo spazio.

 

In Equilibri (1971) sintetizza una porta tracciando fili sottili di ottone e dipingendo una strato di carta: elementi semplicissimi, infantili, con cui disegna quel passaggio all’altra dimensione piena di vita che è per lui la morte. Nel Senza titolo (1985), una delle ultime composizioni, la matita traccia sulla carta una figura bianca, astratta, china su un libro aperto. Luce su luce. È la parola ultima o penultima di chi vede la fine del percorso terreno come un dialogo con la luminosità più fine – le linee sono sottilissime – e più bella.

 

Ma questa conversazione con l’eterno, Melotti la ritiene guidata da una presenza angelica, un sussurro della coscienza. L’Astrazione del 1968 è formata da lame di ottone esili che si inarcano verso l’alto. Sono un’ala angelica che tende all’infinito. Nessun compiacimento tuttavia in quest’arte stilizzata, perché «l’arte sta nel levare», aveva scritto, e dunque ogni forma di narcisismo estetizzante non ha senso. Nel Senza titolo degli anni Cinquanta è la natura a essere evocata nella tela. Non è una natura vista in forma impressionista o espressionista, nemmeno è l’arte “povera” di un Burri. Piuttosto è una creazione “spiritualizzata”, evocata come una visione, a tinte delicate: tracce di alberi, di erbe, di nuvole e di cieli. Una natura vista attraverso la lente del soprannaturale, smaterializzata.

 

È necessario, per arrivare a impregnare di spiritualità un’arte fatta di cose semplici come ottone, lapis, terracotta, pastelli, carta e ferro, avere dentro di sé una voce che guida, appunto L’angelo necessario, come recita il titolo della rassegna.

 

Passare lungo le opere di Melotti non è un trascorrere tranquillo, anche se vi emana un senso profondo di pace. Qui c’è un artista che del suo secolo ha intuito i travagli, ma ha saputo oltrepassarli con l’arte del “levare”, cioè andando all’essenza dell’arte stessa: che forse consiste nell’unità tra sguardo, intelletto e luce, ricreata nello spazio di noi uomini e per noi uomini.

 

Galleria Repetto. Fini al 27/11 catalogo Lizea Arte.

Riproduzione riservata ©

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