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In profondità > Dialoghi

Leggere il Corano con l’occhio della Misericordia

di Adnane Mokrani

- Fonte: Nuova Umanità

Il Corano, nella fede islamica, è «il libro di Dio rivelato al Profeta Mu¢ammad, la Pace sia su di lui, tramite l’Angelo Jibrı¯l, Gabriele». Si nota che il Corano chiama la Torah e il Vangelo «guida e luce» (5, 44 e 46), confermando così la loro validità spirituale, ed esorta ebrei e cristiani a viverli pienamente per essere degni dei loro nomi (5, 66 e 68). Un rapporto di conferma e di continuità, dunque, caratterizzato, nello stesso tempo, dalla particolarità coranica, che fa del Corano, per i fedeli islamici, il riferimento interpretativo ultimo. Il Corano guarda alla Tradizione biblica con l’occhio della Misericordia. Questo significa: capacità di riconoscere nell’altro elementi di verità, bontà, bellezza e, soprattutto, possibilità di individuare i fondamenti di unità profonda che vanno oltre le variazioni storiche e geografiche. Questo atteggiamento permette il dialogo e la comprensione tra le persone, ma anche tra le Scritture. In altre parole: è via al dialogo tra i figli di Abramo e al dialogo all’interno dell’ambito dell’intero Patrimonio abramitico.

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