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Cultura > Arte e Spettacolo

Famiglia, ancora e sempre

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Cannes premia film fantasiosi e impegnati. Elio Germano per l’Italia, pur tra le polemiche, conquista la palma, come miglior attore

Germano cinema

La famiglia è stata la protagonista della 63° edizione del festival di Cannes, che i media hanno bollato, a voler esser buoni, “mediocre”. Partita già col piede sbagliato, nell’aver deciso di proiettare il neo-kolossal Robin Hood in sala, prima ancora che alla Croisette. Segno che il mercato ha ormai la prima e l’ultima parola anche nel festival francese, e non solo a Venezia o a Roma.

 

Detto questo, noi italiani possiamo stare contenti. Elio Germano, protagonista di La nostra vita di Daniele Luchetti, ha vinto il premio come miglior attore, ex aequo (non ci accadeva da 23 anni, ed era toccato a Mastroianni!) con Javier Bardem (Biutiful di Inàrritu), anche lui nel ruolo di un padre alle prese col problema del dolore e della morte, sempre in famiglia.

 

Protagonista indiscussa anche del film vincitore Lo zio Boonmee: storia di un apicoltore che si sottopone a dialisi e si trova benissimo col fantasma della moglie, tra visioni riflessioni e sogni, che ricordano le narrazioni visionarie del thailandese Weerasethakul. Il film dev’essere assai piaciuto al presidente della giuria, Tim Burton, autore lui stesso di opere fantasiose come La sposa cadavere, ma anche uomo sensibile alla sofferenza.

 

La morte aleggia ancora a Cannes, che ha premiato col Grand Prix il francese Des hommes et des dieux, sulla vicenda dei monaci trappisti uccisi nel 1996 in Algeria. La miglior regia è andata finalmente ad un lavoro divertente, Tournée di Amalric, un specie di presa in giro delle spogliarelliste in chiave femminista e creativa.

 

Ovviamente, le polemiche non sono mancate su tutti i partecipanti e gli assenti. A noi quella che più interessa è la frecciata di Elio Germano sulla classe politica nostrana, eliminata dal telegiornale delle ore 20. Elio, spirito libero com’è e come probabilmente sempre sarà, ha detto, all’estero, col suo stile  quello che gli artisti ormai pensano anche in casa: il dolore di sentirsi trascurati nella patria dell’arte e del cinema.

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