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Cultura > Cinema

Storie di amori

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

In sala l’ultimo film di Kaurismaki “Foglie al vento” e su Netflix il documentario sul musicista Leonard Bernstein

Il regista Kaurismaki con i protagonisti del suo film “Foglie al vento”

Come è difficile amare. Quando poi si è soli, nella notte nebbiosa di Helsinki, dove le vite cercano faticosamente un lampo di gioia, o di pace. Magari facendo il karaoke in un pub. Capita allora che lui, un operaio silenzioso, solitario e infelice incontri lei, bionda donna che certo ha avuto degli amori, e lavora in un supermercato. Anche lei sola e taciturna, con poche amiche e tanta voglia di vincere una tristezza che del resto si legge sulle facce di tutti. Nessuna gioia e nessuna speranza. Finché i due si incontrano, timidamente prendono qualcosa al bar, vanno al cinema, lei gli dà il numero del cellulare che lui smarrisce. Lei ci resta male.  Si ritrovano, lei lo invita a casa e scopre che lui beve, e troppo, da venire licenziato al lavoro e vivere quasi per strada. I giorni passano nella solitudine più piena, smarriti come il cielo plumbeo, la città meccanica, i rapporti freddissimi: il mondo di oggi. Un giorno però si ritrovano in ospedale… il dolore apre il cuore. Chissà se la speranza è possibile.

Kaurismaki ci ha abituato a parlare di una umanità ai margini, di persone semplici o escluse, disilluse dalla vita, spente. Nessun amore, nessun rapporto le riscalda. Finché arriva la sorpresa e loro, come foglie al vento fragili, si sollevano, riprendono fiato. Film poetico e crepuscolare di sentimenti, di silenzi, vive nei due personaggi – lui ispido, lei chiusa – (Alma Poysti e Jussi Vatanen, in perfetta sintonia) raccontati da una fotografia attenta alle sfumature delle persone e degli ambienti, da una musica che cita anche Ciaikovski, da scene brevi ed efficaci. Una commedia dolce e dolente, che dice una cosa sola: è l’amore, un rischio certamente, la sola via per la felicità.  Da vedere.

Bradley Cooper alla presentazione di “Maestro”

Maestro

Bradley Cooper torna alla regia e all’interpretazione nel personaggio leggendario di Leonard Bernstein: compositore, didatta, direttore d’orchestra, star mediatica, natura esuberante, doppia e tripla. Forse solo sul podio era davvero sé stesso, per quanto apparisse talora un istrione, seppur geniale e terribilmente comunicativo. Affascinante, comunque. Giustamente il documentario lavora sull’uomo, sulla storia d’amore tra lui e Felicia (Carey Mulligan, perfetta), facile e difficile, tormentata dalle trasgressioni di vario tipo di lui che ne mineranno la salute.

Fra spezzoni di documenti dell’epoca, i 25 anni di vita della coppia vengono raccontati rapidamente, prima e dopo i suoi trionfi, più per accenni, dato che Bradley focalizza l’amore fra i due, con momenti di euforia e di dramma per gli eccessi di Leonard. Ne emerge il ritratto di un uomo geniale, ma tremendamente egocentrico e disordinato, e di lei, donna di grande dignità, innamorata di lui. Fra le sequenze, molto bella quella iniziale, dove lui suona il piano davanti alla telecamera e “si confessa”, e quella in cui Bradley-Bernstein dirige Mahler (forse il musicista a lui più congeniale) con perfetta immedesimazione. Da non perdere.

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