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Italia > Progetti

Dono dunque sono

di Aurora Nicosia

- Fonte: Città Nuova

Come contribuire alla diffusione di una cultura dell’incontro, del dialogo, della fraternità. Sono online le pagine dedicate alle donazioni. Per portare avanti insieme i nostri progetti.

Fare sempre meglio, sempre di più, arrivare al maggior numero di persone possibili col nostro messaggio, la nostra informazione, la nostra cultura. Non ci manca la capacità di “sognare”, anche perché è alimentata dai nostri lettori, condivisa con loro, concretizzata grazie a loro. Oggi, attraverso le pagine dedicate alle donazioni, c’è una nuova possibilità di aiutare alcuni progetti specifici che Città Nuova porta avanti, e che di seguito descriviamo, anche solo donando un euro o quello che ciascuno sente di poter dare. Insieme possiamo fare la differenza!

 Città nuova oltre le mura

«Quando la vita va in mille pezzi serve pazienza per recuperarli tutti. Oggi mi sono fermata a guardarmi negli occhi e ad abbracciarmi. Grazie Città Nuova!». «Finalmente un piccolo spiraglio di luce si presenta dinanzi ai nostri occhi. Ci viene data un’opportunità di svolgere (un’ora a settimana) un corso di lettura con i volontari della rivista Città Nuova».

Sono stralci tratti dalle numerose lettere che arrivano in redazione dalle carceri italiane. Nel nostro Paese su 60 milioni di residenti, ci sono circa 61 mila persone in strutture carcerarie che, invece, potrebbero contenerne 50 mila. Come ci ricorda papa Francesco, «le carceri hanno bisogno di essere sempre più umanizzate».

Uno dei progetti di Città Nuova che ha una lunga storia è, infatti, proprio quello legato alle carceri, grazie ai contributi spontanei che arrivano per gli abbonamenti ai detenuti, che non mancano di scrivere alla redazione, di ringraziare, di chiedere di non essere lasciati soli. Donare uno o più abbonamenti, promuovere gruppi di lettura delle pubblicazioni del Gruppo editoriale nei penitenziari, è il nostro modo di farci prossimi. Così ha fatto la signora Brunetta in Abruzzo. Si trovava in un momento durissimo della sua vita: la perdita di una persona importante e altri problemi gravi da affrontare. «Dovevo decidere se rinchiudermi nel mio dolore, oppure mettermi in donazione», racconta. Ha scelto la seconda opzione e, sei anni fa, ha donato generosamente 10 abbonamenti a Città Nuova per i carcerati di Castrogno. Non avrebbe immaginato cosa ne sarebbe nato: nel tempo le copie che arrivano in quel carcere sono più di 50; si sono formati gruppi di lettura settimanali con i detenuti di varie sezioni, prima solo maschili ora anche femminili; si svolgono incontro dei detenuti con classi di studenti e autorità civili; è stato fatto il primo concorso letterario e artistico che ha tirato fuori talenti inespressi. Un legame con Città Nuova che, oramai, è costitutivo del percorso di riabilitazione che tiene accesa la speranza.

Garantire a tutti l’accesso libero all’informazione

«Ho ricevuto una somma di 12 mila euro non prevista e ho pensato di donarla a Città Nuova perché in questo tempo di pandemia mi è stata vicina ogni giorno attraverso il sito e le iniziative che ha portato avanti. Mi ha sostenuto e mi ha reso più tranquilla per affrontare questo periodo così duro. È il mio modo di dire grazie». Ci ha commosso questa lettera arrivata in redazione e il successivo bonifico, anche perché, abbiamo poi saputo, la persona in questione non è benestante e avrebbe potuto usare quella somma per le sue necessità.  È la testimonianza di chi ha compreso che tenere in vita un sito libero (in tutti i sensi, libero perché vuole mantenere la sua indipendenza culturale e perché non fa pagare ai suoi lettori gli articoli che pubblica) ha dei costi non indifferenti. A chi ci chiede come li copriamo rispondiamo che sicuramente non lo facciamo con le inserzioni pubblicitarie che, oltretutto, limitiamo per evitare di essere invasivi e mantenere la nostra indipendenza editoriale. Spieghiamo che due sono le fonti principali: gli introiti degli abbonamenti alle nostre riviste e la generosità di chi dona spontaneamente un contributo che ci permette di far arrivare il nostro messaggio a quante più persone possibili. Gratuitamente, appunto.

Non tutti hanno la possibilità di donare grandi somme, ma basta anche poco, da un euro in su, per essere promotori di un’informazione che aiuta a comprendere la complessità del nostro tempo, a stimolare le azioni orientate al bene comune, a renderci persone consapevoli, in grado di portare avanti progetti nelle nostre città.

Un’altra scuola è possibile

Utilizzo da qualche anno la rivista Teens come strumento didattico nelle mie materie.

Due anni fa, durante l’ora di geografia nella mia classe terza è stato letto un intero numero di Teens sulle migrazioni. Abbiamo integrato le informazioni del testo scolastico con quelle della rivista: in questo modo i miei alunni hanno compreso meglio la problematica per il linguaggio più vicino alla loro età.

In italiano, nelle ore di antologia, spesso lo uso nella normale programmazione: per gli argomenti come l’orientamento, sempre in terza, abbiamo letto gli articoli del numero “Cosa farò da grande?” che ci hanno dato tanti spunti nuovi che non ci sono nei testi pubblicati qualche anno fa. Nella mia classe seconda leggiamo gli articoli sul rapporto con i genitori, sull’amicizia, l’adolescenza. Un giorno ho portato la rivista cartacea nella classe seconda di questo anno scolastico, che ho appena abbonato. I ragazzi sono rimasti meravigliati che io abbia utilizzato le mie risorse per Teens; altre volte lo avevamo letto solo sulla lavagna interattiva con il pdf, ma hanno preferito averlo in mano, così abbiamo spento la lim per leggerlo.

C’era stato un episodio che aveva creato tensione in classe, ma mentre leggevano, tutti erano attenti e interessati all’argomento: le emozioni.

I ragazzi si sono divise le parti da leggere, un alunno che è ripetente ha letto le domande dell’intervista, un altro le risposte del dott. Aceti, un’altra, che prima era molto irata, le risposte di una coetanea un pò più grande. Lei stessa alla fine ha dettato a tutti i compiti: rileggere e rispondere alle stesse domande sul quaderno. La collega di sostegno ha apprezzato che nell’articolo si parlasse di resilienza, un tema adatto ai ragazzi proprio per il periodo che viviamo. Prossimamente leggeremo una lettera pubblicata su un altro numero ad un amico dsa, come una mia alunna; una poesia sulla pace in italiano e brasiliano come un’altra mia alunna. È un lavoro che rende i ragazzi più protagonisti del loro sapere, sempre in evoluzione.

(Rosa Di Lauro, insegnante di Lettere nella secondaria di primo grado dell’I.C. Don Milani-Maiorano a Manfredonia, in Puglia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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