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Ambiente > Ambiente

Sciopero globale per il clima

di Fabio Di Nunno

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

Continua la mobilitazione di Fridays for Future con uno sciopero globale per il clima.

Sono oltre 70 le piazze, in Italia, unite in uno sciopero globale per il clima, proposto in tutto il mondo da Fridays for Future, il 24 settembre 2021, per richiedere una rapida azione per il clima da parte dei leader mondiali, in particolare dei politici del Nord del mondo, affinché questi collaborino fra loro, portando i loro obiettivi più ambiziosi.

La mobilitazione dei venerdì, iniziata oltre tre anni fa in modo spontaneo da parte di giovani e giovanissimi, non a caso avviene in concomitanza con la 76° Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Inoltre, a novembre, a Glasgow, si tiene la Cop 26, la conferenza mondiale sul clima alla quale ciascuno Stato partecipante s’è impegnato a portare i propri impegni per la riduzione delle emissioni e per la risoluzione della crisi climatica.

Infatti, nel corso delle crisi sanitaria, sociale ed economica che stiamo affrontando in tutto il mondo, esacerbata dalla pandemia di Covid-19, gli attivisti per il clima continuano a sostenere l’importanza di impegnarsi per contrastare il riscaldamento globale sotto ogni frazione di grado e di affrontare l’ingiustizia climatica in cui viviamo.

Questa volta, tuttavia, a livello globale il movimento giovanile sta mettendo un’enfasi speciale sulle diseguaglianze e le ingiustizie tra i Paesi e anche all’interno degli Stati stessi. Le vittorie storiche dell’azione collettiva hanno dimostrato la necessità per i giovani di restare uniti nella lotta per la giustizia sociale e tra le generazioni.

Del resto, la crisi climatica non è una crisi isolata, poiché le tensioni socio-economiche come il razzismo, il sessismo, l’abilismo, le disparità sociali ed economiche, sono tutti fenomeni che amplificano gli impatti della crisi climatica e che, viceversa, saranno amplificati da essa.

I cosiddetti MAPA (Most Affected People and Areas, cioè le persone e le aree più colpite) stanno già vivendo le conseguenze peggiori della crisi climatica senza alcuna possibilità di adattamento, poiché sono vittime di colonialismo, imperialismo, ingiustizie sistemiche e una voracità senza freno che, come sostenuto giustamente da semplici attivisti o leader globali come papa Francesco, sono la causa prima del riscaldamento globale.

Abel Rodrigues, attivista di Fridays for Future dal Brasile, ricorda che «la determinazione dei giovani a comprendere la reale connessione tra la crisi climatica e i gruppi sociali più vulnerabili cambia la narrativa globale sull’emergenza climatica e promuove la democratizzazione dell’agenda climatica e ambientale».

Riproduzione riservata ©

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