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Italia > Cultura

Un nuovo inizio del pensiero in Occidente

di Silvio Minnetti

- Fonte: Città Nuova

La provocazione del filosofo Umberto Galimberti nel tempo della tecnica, che è cieca senza filosofia e politica. Il linguaggio poetico e la notte del mondo

Umberto Galimberti nel suo ultimo libro ci pone di fronte a una domanda esistenziale: abitiamo ancora la Terra o unicamente la tecnica? La tecnica oggi, infatti, è molto più che uno strumento nelle mani dell’uomo, è l’ambiente in cui l’uomo contemporaneo vive. In Heidegger e il nuovo inizio. Il pensiero al tramonto dell’Occidente (Feltrinelli 2020), troviamo una nuova guida al pensiero di Heidegger che arriva ad illuminare il mondo contemporaneo, nonostante i momentanei errori del filosofo, rettore dell’università di Friburgo nei primi anni Trenta, rispetto al nazionalsocialismo.

All’inizio c’è l’essere, che non è ente ma “si dà all’ente” mostrandolo, facendolo apparire. Dobbiamo tornare all’essere, pensiero aurorale. Oggi per Heidegger viviamo nella “notte del mondo, il tempo della povertà che diviene sempre più povero”. Chiara Lubich e Maria Zambrano parlano della più fredda notte della cultura europea.

Oggi pertanto il pensatore ha un compito “poetico”, nel senso che deve portare in luce qualcosa del nascondimento, fare opera di verità, a-letheia. Per uscire da questa povertà è necessario un nuovo annuncio, per ricomporre quel rapporto originario tra uomo ed essere, che la metafisica bimillenaria di Platone e Aristotele ha spezzato.

Siamo alla ricerca di un nuovo linguaggio al tempo della tecnica, della povertà estrema. Il linguaggio di oggi è capace solo di calcolare. Il linguaggio poetico è il luogo invece in cui l’essere si dà nell’ evento. L’essere, l’Aperto è inaccessibile all’uomo “che vive costantemente nel rischio della sua essenza, tra il tintinnio del denaro e il valore dei valori, l’uomo che vive in questo continuo scambiare e contrattare, il mercante.

Questi, infatti, pesa e valuta di continuo, ma ignora il rango autentico delle cose, allo stesso tempo in cui ignora ciò che sulla sua stessa vita pesa veramente e quindi prevale”.

È urgente uscire allora da un pensiero che rac-chiude nelle previsioni di un pensiero che calcola continuamente, ma non dis-chiude all’essere. È ora di un nuovo inizio verso una regione radicalmente diversa. Dobbiamo fare un salto nell’Abisso verso la nuova regione dell’essere. Pensando dall’Evento l’uomo abita la terra senza impadronirsene e manipolarla.

Ogni cosa è lasciata essere per quello che è. Entriamo così nei sentieri di “essere e tempo”. Dopo Heidegger il “nuovo inizio” non ha avuto ancora luogo. Dopo la pandemia potrebbe manifestarsi. Non possiamo più essere in balia della tecnica che non ha scopi, è cieca senza la filosofia e la politica. Abbiamo bisogno urgente di un pensiero meditante sulla inquietudine umana generata dal pensiero calcolante della tecnica e della economia. Se non ora quando prendere coscienza della inversione di rotta?

 

 

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