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Persona e famiglia > Storie di sport

Calcio inglese, Eratt-Thompson: quando la volontà supera ogni limite

di Mario Agostino

- Fonte: Città Nuova

A Declan era stata diagnosticata una malattia rara che molto probabilmente gli avrebbe impedito di camminare per sempre, ma la sua voglia di correre e rincorrere un pallone era più forte di tutti gli ostacoli e ha finalmente esordito nel professionismo del calcio inglese

A destra Declan Errat Thompson (da pagina Facebook personale)

Lo scorso sabato 9 gennaio ha fatto il suo esordio tra i professionisti del calcio inglese il giovanissimo Declan Sebastian Eratt-Thompson. A battezzarne l’evento, il terzo turno del suo Sheffield Wednesday in FA Cup contro l’Exeter, ma anche il video che ha visto la sua famiglia in lacrime davanti alla tv. Soddisfazione a parte, il retroscena è da brivido: fino al 2008, a sei anni, Declan era costretto sulla sedia a rotelle a causa del morbo di Calvé-Legg-Perthes, una malattia rara diagnosticatagli all’età di 5 anni che, a detta dei medici, molto probabilmente gli avrebbe impedito di camminare per sempre.

Figlio di una promessa del calcio inglese (arrivato in nazionale giovanile), Lee Thompson, nelle sue anche non arrivava abbastanza sangue ed il femore, in questi casi, rischia di andare presto in necrosi. O almeno, questo era arrivata a considerare la scienza medica. Non aveva fatto i conti con la voglia di Declan di correre, possibilmente dietro a un pallone, come papà Lee, e magari proprio con lui. Il bimbo riuscì a superare la malattia, con i suoi problemi, già alle scuole elementari, ricominciando non solo a camminare ma persino a correre e… giocare a calcio, ovviamente, anche se pareva qualcosa che poteva solo sognare, fino a qualche anno prima.

Ma il sogno non finiva affatto lì dato che, approdando nelle giovanili dello Sheffield Wednesday e giocandovi fino ai 14 anni, Declan proseguì iniziando ad allenarsi con la prima squadra dello Stocksbridge Park Steels, dove il padre era assistente dell’allenatore. Tornato nel 2018, due anni dopo, allo Sheffield con un contratto biennale di borsa di studio, la scorsa estate si è visto offrire dalla stessa società un contratto professionistico. Era luglio e, mentre l’Inghilterra piangeva un numero abnorme di vittime a causa del Covid-19, le lacrime di Declan davanti alla casa dei nonni avevano il sapore della gioia e dell’emozione indescrivibile per chi, la morte, l’aveva già vista molto da vicino, senza neanche potere immaginare di calcare palla al piede gli stadi inglesi.

Quando, lo scorso 9 gennaio, ha fatto il suo debutto nella vittoria per 2-0 in FA Cup del suo Sheffield contro l’Exeter City, deve essergli passata dinanzi forse tutta la sua vita, a partire da quella carrozzina. Di certo, a scoppiare in lacrime di nuovo è stato il papà di Declan, che nel filmato poi pubblicato su Twitter ha immortalato la sua esultanza e quella del resto della famiglia: “Ti voglio bene, figliolo, non riesco a smettere di piangere”, le sue parole dopo le prima urla di gioia. Una storia #OltreLaBarriera del possibile, quella di Declan, che ci ricorda come i limiti dello sport, come della vita, non siano sempre così definitivamente marcati e invalicabili, qualora motivazione e speranza non vengano meno.

Riproduzione riservata ©

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