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Italia > Personaggi

Francis Collins tra scienza e fede

di Antonino Puglisi

- Fonte: Città Nuova

Il Premio Templeton 2020 va al famoso medico e genetista statunitense. Una vita per l’integrazione feconda tra ragione e spirito.

Francis Collins, direttore National Institutes of Health (NIH), (Saul Loeb/Pool via AP)

Il curriculum scientifico di Francis Collins è sicuramente tra i più prestigiosi al mondo. Direttore dei National Institutes of Health (NIH), Collins ha guidando uno del progetti scientifici più ambiziosi dell’ultimo secolo, The Human Genome Project, che ha permesso di mappare l’intero codice genetico umano racchiuso nei tre miliardi di lettere del DNA.

Tuttavia la John Templeton Foundation ha voluto insignirlo del prestigioso premio per un altro motivo: il suo unico e straordinario percorso umano, intellettuale e spirituale, che intreccia scienza e fede. Il Templeton, valutato in circa 1,1 milioni di sterline inglesi, è uno dei più grandi premi individuali annuali al mondo, e va ogni anno a personalità che favoriscono il progresso nella ricerca o nelle scoperte sulle realtà spirituali, in linea con la visione filantropica di Sir John Templeton (1912-2008). Collins si unisce a un elenco di illustri vincitori del premio, tra cui scienziati come Martin Rees (2011), John Barrow (2006), George Ellis (2004), Freeman Dyson (2000) e Paul Davies (1995), oltre a figure spirituali internazionali come Madre Teresa (1973), Chiara Lubich (1977), il Dalai Lama (2012) e l’arcivescovo Desmond Tutu (2013).

Da giovane Francis Collins studia chimica-fisica e meccanica quantistica, successivamente si iscrive alla facoltà di medicina, dove nasce il suo amore per la genetica. Durante gli anni della sua formazione scientifica abbraccia una visione riduzionista e ateista della realtà. All’eta di ventisei anni, il giovane Collins fa un incontro che lo spingerà ad allargare i suoi orizzonti di ricerca. Mentre è di fronte ad una sua anziana paziente terminale, questa a bruciapelo gli chiede «Lei, dottore, in cosa crede?».

Collins stesso, nel suo best seller The language of God uscito nel 2006, ci racconta lo straordinario viaggio che inizia da quell’incontro: «Nessuno mi aveva mai fatto quella domanda. Immediatamente mi resi conto che non avevo una risposta. […] Ho trascurato forse la domanda piu’ importante che ognuno dovrebbe farsi: C’è un Dio, e ancora più importante, è interessato a me?».

Da quel momento il giovane Francis, accanto agli studi di genetica che lo condurranno alle più alte mete della ricerca internazionale, inizia anche un percorso intellettuale sulla fede, che lo porterà nel tempo ad abbracciare la fede cristiana. Collins intuisce che il Dio dell’universo è lo stesso che ci rende possibile capire come l’universo stesso funziona. Un Dio che si lascia incontrare in una grande catterale come in un laboratorio.

Attraverso la ricerca scientifica e il lavoro di divulgazione, operato soprattutto per mezzo della prestigiosa fondazione BioLogos da lui fondata, Collins dimostra negli anni che la fede non solo non è incompatibile con la scienza, ma può addirittura motivare e ispirare una rigorosa ricerca scientifica.

Il mondo, ora più che mai, ha bisogno di una sintesi vitale tra scienza e fede, che apra verso un orizzonte di contemplazione del creato e di impegno a servizio dell’umanità. Motivato dalla sua sincera fede cristiana, Collins ha considerato la sua vocazione scientifica di genetista non solo come un mezzo per decifrare quello che lui stesso definisce “il linguaggio di Dio”, ma anche come un atto di culto del divino.

Commentando il premio, durante una intervista alla Radio Vaticana, Collins si è dichiarato tra l’altro «totalmente» in sintonia con la visione del creato espressa da papa Francesco nella Laudato Si’, mentre è attualmente impegnato nella sfida alla pandemia da coronavirus.

Riproduzione riservata ©

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