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Italia > in punta di penna

Anticorpi da fake news

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Valanga di false notizie sui social e alla tv, ma anche un crescente scetticismo che ci fa cercare le notizie buone. Si avanza, nonostante l’armamentario sempre più vasto di strumenti per dire il falso

La nostra vita è da sempre piena di falsi, dai ricambi delle auto non originali ai capelli tinti per evitare che si vedano le ricrescite bianche, dalle dichiarazioni dei redditi aggiustate alla copia di Van Gogh in salotto. Per non dimenticare le bugie e mezze bugie che grandi e piccini diciamo per coprire i nostri interessi, gravi o meno che siano. Ma ci sono atti falsi che ormai occupano in pianta stabile le nostre giornate, cioè le false notizie, o quelle che oggi chiamano fake news, col solito anglicismo. Intendiamoci, le false notizie sono sempre esistite, dall’epoca di Adamo ed Eva, quando si negò di aver mangiato dell’albero del bene e del male. E tutte le guerre, nessuna esclusa, hanno portato con sé, e portano ancora – guardate il ginepraio siriano – una dose massiccia di fake news: anzi, queste sono tra le armi strategiche più usate.

False notizie sono state in queste settimane di coronavirus le news attorno al primo ministro inglese Boris Johnson, di segno opposto: è contagiato, no non lo è, è malato, non è un’influenza, è morto, no è vivo e vegeto. Fake possono essere pure considerati tweet di tanti politici del mondo intero (per tutti il brasiliano Bolsonaro, campione in materia) sulla non nocività del Covid-19, ridotto a semplice influenza stagionale. Falsi sono tanti articoli apparsi ovunque sulle magiche prerogative del medicinale di turno, poi regolarmente smentiti da altri articoli: serve tempo per arrivare alle buone formule di cocktail di farmaci, ormai lo sappiamo, ma la pressione delle case farmaceutiche è in questo momento straordinariamente potente, perché se una di esse trova la formula giusta, o addirittura il vaccino, vivrà per 20 anni di rendita.

Se vogliamo spingere all’estremo il ragionamento, anche i dati della pandemia in corso nel mondo sono a loro modo delle false notizie: perché i criteri di conteggio sono diversi da Paese a Paese (vedi il recente balzo in avanti della Gran Bretagna, perché non venivano conteggiati i morti nelle case di riposo per anziani e nelle case), ma anche perché il numero di tamponi effettuati non è quasi mai uniforme, perché non tutti i terminali dei dati inviano i numeri con puntualità, perché addirittura certi Paesi modificano ad arte i dati, perché la gente non venga terrorizzata, o perché si tiene al prestigio diplomatico di una nazione, o ancora perché semplicemente si tratta di dittature. Ma, almeno in Europa, tali dati sono veridici, perché si può sempre risalire con un po’ di ricerca ai criteri di conteggio. In realtà bisognerà aspettare 6-10 mesi per sapere esattamente come sono andate le cose, quando cioè le analisi epidemiologiche avranno avuto i loro riscontri fuori dall’emergenza.

Ma le fake più folli sono quelle che si leggono su Internet a proposito delle cure e delle prevenzioni: aglio, ginger, arance, inalazioni, esposizione al sole… cure miracolose da ciarlatani: è ovvio che l’aglio non fa male, ma da qui a dire che preserva dal Covid-19, beh, ce ne passa. E che dire di quegli studi simil-scientifici sulla permanenza nell’aria del virus? È evidente che i risultati cambiano radicalmente a seconda della modalità di diffusione nell’aria del coronavirus, e in quali dosi, e con che strumenti…

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In tutto ciò, udite udite, c’è una buona notizia, apparentemente vera, a giudicare dal buon senso ma anche da ricerche effettuate a Oxford e Berkeley e a Shanghai: stanno crescendo nella nostra testa di persone esposte all’informazione digitale degli anticorpi contro le fake news. Non so se si possa già parlare di immunità di gregge, ma forse ci siamo vicini: abbiamo cominciato ad interrogarci sulla verità di certe affermazioni, perché hanno cominciato a toccarci da vicino, anzi da vicinissimo. E poco alla volta ci siamo orientati verso quelle fonti che riteniamo più credibili, quasi spontaneamente. Già mettersi alla caccia della verità è operazione altamente benefica se non catartica (cioè purificatrice) o soteriologica (cioè salvifica). Sapendo che per i cristiani la verità è solo il Dio Gesù Cristo, per altre religioni solo Dio e per i non credenti qualcosa di irraggiungibile, ci si può comunque dire soddisfatti di questi primi risultati, perché se è impossibile possedere tutta la verità, è tuttavia possibile, sempre, cercare di raggiungerla.

 

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