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Italia > Società

Un giardino per Alessio e Simone, riscatto di una città

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

A Vittoria, città siciliana del sudest, la tragedia di due bambini falciati ed uccisi da un suv ha scosso le coscienze. Segnando l’inizio della consapevolezza e del riscatto contro la criminalità organizzata. Il giardino del palazzo municipale è stato intitolato ai due cuginetti di 11 anni. Un altro giardino è stato, inoltre, realizzato nella scuola da aziende della città. I bambini se ne prenderanno cura: “I care” è il motto della scuola

Il giardino del municipio di Vittoria intitolato ad Alessio e Simone D’Antonio, i due cuginetti falciati da un suv mentre erano seduti sullo scalino dell’ingresso di casa.

Una tragedia che, l’11 luglio scorso, ha scosso la città. Due bambini di 11 anni orrendamente mutilati. Alessio morì pochi minuti dopo, Simone dopo tre giorni trascorsi in ospedale e dopo aver subito l’amputazione delle gambe.

alessio-e-simone-tony-e-valentina-dantonio-lucy-e-alessandro-dantonioLa cerimonia si è svolta il 26 novembre, alla presenza dei commissari prefettizi, del vescovo, Carmelo Cuttitta, del provveditore Viviana Assenza. C’era anche una delegazione della scuola di Alessio e Simone, che quest’anno avrebbero frequentato la prima classe della scuola media “Portella della Ginestra”, con la preside, Daniela Mercante. C’erano anche i genitori dei due bambini, Toni e Valentina, genitori di Simone, Lucy e Alessandro, genitori di Alessio.  La stele è stata scoperta dalle madri di Alessio e Simone, Lucy e Valentina. Su di essa è scritto: «Perché le loro brevi vite distrutte in un soffio di tempo non vengano dimenticate nel silenzio ma risveglino coscienza e civiltà».

Il municipio ha sede in un antico palazzo nobiliare, Palazzo Iacono. Il giardino era stato intitolato, qualche mese fa, alle “Vittime della strada”. C’è un memoriale realizzato da Giovanni Robustelli e sono state posizionate da dieci opere scultoree, donate dall’artista Alfio Nicolosi. Lo studioso vittoriese Salvatore Palmeri di Villalba ha curato la catalogazione degli alberi e delle essenze arboree del giardino.

Il commissario prefettizio Filippo Dispenza ha detto: «Questo giardino ricorderà perennemente i due piccoli martiri. Da qui, dal loro sacrificio, può ripartire la rinascita di Vittoria».

Una rinascita che può partire anche dalla scuola. Il Ministero dell’Istruzione ha approvato i progetti straordinari presentati nel settembre scorso dai dirigenti delle scuole dell’obbligo di Vittoria. I dirigenti scolastici, insieme al commissario Dispenza, si erano recati a Roma ed avevano incontrato Giovanna Boda, direttore generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione del MIUR. A Vittoria, quindi, arriveranno dei fondi per progetti di supporto didattico, attività musicali, sportive, scientifiche e di laboratorio.

img-20191202-wa0020-002Un’altra intitolazione, un altro segnale di speranza. Questa volta arriva dalla scuola. Il 5 dicembre sarà inaugurato il nuovo giardino della scuola Portella della Ginestra. Il giardino è stato recuperato e risistemato con l’aiuto di alcune aziende locali.

È stata realizzata una serra ed i ragazzi piantumeranno gli ortaggi: fagioli, lattughe, rape, spinaci, radicchio cresceranno nella serra. Sarà il luogo di cura dei bambini. La scuola ha inoltre realizzato una nuova recinzione, con i paletti colorati, “vestiti” da matita. «A Vittoria – spiega la dirigente della scuola, Daniela Mercante – c’è tanta voglia di restituire alla città ciò che ha sempre avuto. Vittoria è una città laboriosa, attiva, generosa, una città smart, dove l’operosità, l’industriosità e la generosità sono state il valore aggiunto. Questa città ha sofferto per alcune sacche di delinquenza, ma questo riguarda una fetta esigua della popolazione. La città, nel suo complesso, si è affermata nel campo sociale, economico, della produttività agricola, con alcune aziende d’eccellenza, che hanno saputo innovarsi e anche scommettere su altri settori. Ci sono aziende sane, volitive, con persone perbene che hanno dato tanto a questo territorio. In questo momento difficile, noi vogliamo ripartire dalla scuola. E la scuola vuole dare la giusta risposta. I bambini della scuola lanceranno un messaggio forte, perché saranno loro a prendersi cura del giardino e domani si prenderanno cura, allo stesso modo, della loro città, con lo stesso amore, con la stessa passione».

E aggiunge: «Ciò che ci ha preoccupato, all’indomani della tragedia, sono state le “paure” dei bambini. Io ho voluto dare una risposta: “Nutrendo d’amore i bambini, le loro paure rimarranno morte di fame”. Il progetto “Orto in condotta” sarà il loro campo d’azione. Qui coltiveranno gli ortaggi e quando questi saranno maturi, li raccoglieranno e le loro mamme le cucineranno per tutti nella scuola. A turno le varie classi si occuperanno della cura dell’orto e della pulizia del giardino. Non ci saranno cartacce perché i bambini stessi se ne prenderanno cura». E lancia un altro slogan: «Per avere cose mai avute, occorre fare cose mai fatte».

«I care» è il motto di questa giovane preside di frontiera che ha saputo affrontare con forza questa tragedia. E ha saputo lanciare un segnale di riscatto. Con il coinvolgimento di una parte sana della città. «Il giardino e l’orto sono stati realizzati grazie al contributo di alcune aziende della nostra zona. Sono aziende sane, aziende importanti, che fanno da volano per questa terra. E lo fanno anche all’interno della scuola».

Accade a Vittoria, città sciolta per infiltrazioni mafiose sedici mesi fa. Una città ferita, una città del Sud dove il boom dell’agricoltura negli anni ’70 ed una ricchezza improvvisa ha mutato il tessuto sociale e persino il tessuto urbano, con la nascita di molti quartieri abusivi.

Una città dove lo sviluppo economico è stato fortemente condizionato dalla presenza pervicace dei gruppi e delle aziende legate alla criminalità organizzata. Numerosi settori, soprattutto quelli riguardanti il cosiddetto indotto del mercato ortofrutticolo (il più grande mercato alla produzione del Meridione d’Italia, dopo Fondi) sono stati oggetto di interesse da parte dei clan: il trasporto, la vendita di prodotti per l’agricoltura, la raccolta ed il riciclaggio della plastica dismessa dalle serre.

Fiumi di denaro negli anni passati hanno attraversato anche i box del mercato ortofrutticolo, dove transitava tanta merce e tanto denaro. Oggi il mercato è in piena crisi e la commissione prefettizia che si è insediata ha deciso di riassegnare tutti i box mediante un bando pubblico. Nel frattempo, molti box hanno chiuso per crisi o fallimento, la commercializzazione si è ridotta notevolmente. La città, dopo gli anni felici, vive una crisi senza precedenti. Il segnale è dato anche dalle numerose case all’asta, quelle di famiglie che non sono riusciti ad affrontare e superare lo scoglio della crisi. Le procedure avviate sono centinaia, forse più di mille.

La morte dei piccoli Alessio e Simone ha scosso la città. Alla guida del suv impazzito che è salito sul marciapiede c’era il figlio di un personaggio oggi in carcere, i cui beni erano stati posti sotto sequestro. All’interno dell’auto c’era il figlio di un altro noto esponente della criminalità organizzata. La città, per la prima volta, ha guardato in faccia il volto vero della criminalità. Quella criminalità con cui per anni e decenni aveva fatto i conti con una presenza pervasiva nel tessuto connettivo della città e della sua economia, cui forse ci si era abituati, o “si era fatto il callo” troppo in fretta.

Con la morte di Alessio e Simone la città ha guardato questo suo volto nascosto, ma non troppo. Ha cominciato a fare i conti con la sua storia. Il resto lo ha fatto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, un procedimento amministrativo legato ad una vicenda giudiziaria ancora in corso, che ha fatto puntare i riflettori sulla presenza di alcuni personaggi equivoci in contatto con frange delle istituzioni.

La morte dei due bambini ha dato improvvisa consapevolezza ad una città per decenni silente o troppo abituata al malaffare. È nata una nuova voglia di riscatto. Due bambini innocenti, il loro sorriso spento in pochi secondi di follia sono il segno di una città che, per la prima volta, cerca di guardare in faccia la sua storia. Per cominciare a scrivere, se lo vorrà, una storia diversa, una storia nuova.

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