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Cultura > Cinema e arte

Leonardo è Luca Argentero

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Un docufilm sul genio fiorentino raccontato nella sua grandezza e fragilità

L’attore torinese si è lasciato convincere ed ha affrontato la prova  in Io, Leonardo, ambizioso prodotto targato Sky, Progetto Immagine e Lucky Red.

Con una gran parrucca e vesti ampie, Argentero si è immedesimato – per quanto possibile – nella mente del genio per comprendere e farci comprendere qualcosa di un personaggio che, per quanto  indagato, rimane sempre sfuggente.

Ambizioso, vanitoso, ricercatore onnivoro dell’uomo e della natura in migliaia di disegni e in poche opere pittoriche, alcune non finite, il fiorentino irrequieto ha girato l’Italia  da Milano alla Romagna con Cesare Borgia, al Vaticano – che non gli ha dato lavoro (c’erano già Raffaello  e Michelangelo)-, fino a morire in Francia.

Il docufilm diretto con perizia da Jesus Garces Lambert è interessante,  in particolare per la ricostruzione attraverso animazioni e tecniche digitali accurate del processo lavorativo del Genio, delle sue opere : le sequenze davvero belle della composizione del Cenacolo e del ritratto della Gallerani.

Luminosa la fotografia dei luoghi della sua vita, specialmente  della natura nebbiosa, quelle nebbie così presenti  nella Gioconda, nella Vergine delle rocce, nella Sant’Anna Metterza.

L’uomo con le sue fragilità caratteriali (l’incostanza, il rapporto con l’allievo Salaì, il problema irrisolto con i familiari) non viene dimenticato ma è trattato delicatamente.  Argentero, insieme a Massimo De Lorenzo (Ludovico il Moro), e Angela Fontana (Cecilia Gallerani)  si impegna al meglio, tuttavia, pur  ammettendo che interpretare un personaggio del genere sarebbe impresa ardua per chiunque, forse l’attore è stato sommerso da un lavoro fin troppo ricco di dettagli, fin troppo prezioso.

La voce narrante di Francesco Pannofino, robusta e chiara, fa da guida al racconto. Al di là della offerta visiva molto suggestiva, il film ci lascia- giustamente – l’idea di una fondamentale ambiguità del Genio, più ammirato che capito. Si presenta come una rivisitazione del personaggio, necessaria per i suoi primi 500 anni.

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