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Persona e famiglia > Felicemente

Come capisco se sono competente

di Angela Mammana

- Fonte: Città Nuova

Ho fatto varie esperienze ma non sono riconosciute? Che differenza c’è tra conoscenza e competenza?  È un vastissimo tema. Proviamo a dare qualche informazione e qualche novità rispetto al grande obiettivo del sistema di riconoscimento delle competenze nel nostro Paese

Il mondo della competenza ha tante sfumature e porta con sé la percezione che abbiamo di noi stessi, della nostra identità professionale, della nostra storia lavorativa. Non solo! Dalla consapevolezza di ciò in cui siamo competenti ne deriva anche il nostro posizionamento nel complesso mondo del lavoro che richiede un continuo aggiornamento. La Strategia di Lisbona, divenuta Europa 2020, pone l’apprendimento come chiave per lo sviluppo economico e l’adattamento alle transizioni del mercato del lavoro, alla ricerca di un equilibrio tra flessibilità e sicurezza.

Cosa si intende per competenza? Il Quadro Europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF) definisce la competenza «una comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociale e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale». Nello specifico per conoscenza s’intende il risultato dell’assimilazione di informazioni apprese attraverso l’apprendimento, un insieme di teorie e principi che riguardano l’ambito di studio e lavoro. Mentre per abilità s’intende la capacità di applicare conoscenze e utilizzare il know-how per portare a termine dei compiti o risolvere problemi. Possono essere sia di natura cognitiva che pratica. Dal 2012 il Consiglio Europeo ha raccomandato di istituire un sistema di convalida degli apprendimenti non formali e informali. Al fine di ottenere una convalida delle conoscenze, abilità e competenze acquisite o una qualifica parziale o completa di queste.

Dal punto di vista legislativo questo processo di riconoscimento degli apprendimenti e quindi di validazione delle competenze è regolamentato dal D. lgs del 16 gennaio 2013 n.13, tale decreto riconosce la centralità della persona, l’apprendimento come diritto e assicura le pari opportunità di riconoscimento e valorizzazione delle competenze comunque acquisite, in accordo con le attitudini e le scelte individuali e in una prospettiva personale, civica e sociale di occupazione. Promuove la crescita e la valorizzazione del patrimonio culturale e professionale acquisito della persona nella sua storia di vita, studio e lavoro garantendone riconoscimento, trasparenza e spendibilità sia in termini di crediti formativi che di certificazione delle competenze.

Per apprendimento formale si intende quindi quello attuato nel sistema di istruzione e formazione e nelle istituzioni di alta formazione che si conclude con il conseguimento di un titolo, di una qualifica o diploma. L’apprendimento non formale, invece, è caratterizzato da una scelta intenzionale della persona, che si realizza in un sistema al difuori degli organismi di cui sopra, e in ogni organismo che persegua obiettivi educativi e formativi (corsi, servizio civile ecc…). Infine per apprendimento informale si intende qualsiasi apprendimento avvenuto in modo non intenzionale come le attività di vita quotidiana o lavorativa, familiare o nel tempo libero. Oggi, le Regioni d’Italia sono in fase di strutturazione di servizi di certificazione, hanno formato e stanno formando tecnici specializzati nel processo di valorizzazione e validazione degli apprendimenti per la certificazione di competenze e di crediti formativi.

Il percorso di individuazione, messa in trasparenza, e valutazione degli apprendimenti  che la persona potrà fare è un processo che prevede la narrazione e la scrittura autobiografica, all’interno della quale rintracciare ciò che si è imparato per metterlo a confronto con delle specifiche unità di competenza che caratterizzano una professione. Nella mia esperienza leggere negli occhi delle persone la scoperta dei propri saperi, che da impliciti diventano espliciti, diventa una ricchezza unica.

Si vanno a rafforzare l’autoefficacia e l’autostima, la convinzione di “potercela fare” nel mondo del lavoro: di essere competenti in qualcosa.

Definire le competenze ci definisce nel nostro saper fare, sapere e saper essere, è un aspetto importante del nostro operato nel mondo, ci dà dignità, permette l’espressione di una parte di noi e facilita l’inserimento professionale.

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