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Persona e famiglia > Storia

Fermò la bomba atomica di Hitler

di Michele Genisio

- Fonte: Città Nuova

“Ho fatto solo il mio dovere”, così diceva della sua impresa  Joachim Ronneberg il partigiano norvegese scomparso a 99 anni di età. «Quelli che crescono oggi devono capire che dobbiamo essere sempre pronti a lottare per la pace e la libertà»

«Ho fatto solo il mio dovere» soleva dire il norvegese Joachim Ronneberg. Lui che ha contribuito in modo significativo ad annullare i piani atomici di Hitler, dopo la sua impresa ha vissuto una vita tranquilla e appartata, cercando di fuggire la notorietà.

Eppure noi che da 70 anni viviamo in un’Europa libera e relativamente pacifica, gli dobbiamo tanto. Come a tutti quelli che hanno fatto “solo il loro dovere” per sconfiggere il male, per guadagnare la libertà, e poi sono rimasti nell’ombra. Ronneberg è morto a 99, serenamente com’è vissuto. Ma chi era? Non tanti di noi qui in Italia lo conoscono.

A 23 anni faceva parte della resistenza norvegese contro l’invasione di Hitler. Fuggì su una barca in Inghilterra, con otto amici. Lì ricevette un eccellente addestramento dall’Esecutivo delle Operazioni Speciali (SOE).

Lì progettarono il sabotaggio. Hitler aveva fatto costruire presso il sito norvegese di Telemark un impianto per produrre acqua pesante, nel tentativo di produrre bombe atomiche. Bisognava far saltare l’impianto per annullare quella possibilità.

Nacque così l’operazione Gunnerside. Compiuta come dice Ronneberg «da un gruppo di amici». Furono infatti loro otto, amici da sempre, pronti a rischiare la vita per salvare il loro Paese e l’Europa.

L’incursione segreta avvenne nel 1943. Furono paracadutati dalla RAF su un altopiano, poi si avviarono sugli sci, scalarono un burrone, attraversarono un fiume gelato. Raggiunsero l’impianto e piazzarono l’esplosivo. Tutto andò liscio come l’olio.

Ronneberg alla fine decise di accorciare la miccia da minuti a pochi secondi per essere certo che l’operazione riuscisse. Rischiò la vita. Del resto «abbiamo sempre pensato che si trattasse di un viaggio di sola andata» ricordava.

L’impianto idroelettrico andò in fumo. Poi la fuga, inseguiti dalla rabbiosa vendetta di migliaia di soldati tedeschi. 300 chilometri sugli sci fino a raggiungere la neutrale Svezia.  Scherzando disse poi: «Il miglior weekend sciistico che abbia mai avuto».

Ora addio a questo eroe che ha schivato la notorietà convinto di aver fatto solo il suo dovere. Ma facciamo tesoro delle sue parole: «Quelli che crescono oggi devono capire che dobbiamo essere sempre pronti a lottare per la pace e la libertà».

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