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Italia > Politica

Mattarella e la mediazione per il nuovo governo

di Iole Mucciconi

- Fonte: Città Nuova

Tra veti e pregiudiziali, il presidente della Repubblica ha cominciato le consultazioni, accogliendo i gruppi parlamentari dal più piccolo al più numeroso. Nessuna delle forze politiche possiede i numeri per governare da sola

A un mese esatto dalle elezioni si apre ufficialmente la procedura che dovrebbe portare alla designazione di un presidente incaricato di formare il nuovo governo. È un compito del capo dello Stato, che lo esercita dopo aver esperito una serie di consultazioni che, come si sa, sono frutto di una lunga prassi costituzionale.

Dopo aver sentito i presidenti delle Camere (le uniche figure previste dalla Costituzione), il presidente Sergio Mattarella incontrerà i gruppi parlamentari, dal più piccolo al più numeroso, e l’agenda prevede due giorni per concludere il giro. Potrebbe darsi quindi che giovedì nel tardo pomeriggio, dopo aver chiuso con il Movimento 5 Stelle, il presidente faccia una dichiarazione alla stampa per aggiornarci sulla situazione.

Già tutti danno per scontato che sarà necessario un secondo giro di consultazioni, perché al momento dalle dichiarazioni dei protagonisti politici non è dato immaginare la composizione di una maggioranza. Se l’asse Di Maio – Salvini, che ha funzionato per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, aveva fatto pensare alla medesima composizione anche per la maggioranza di governo, le mosse successive dei due hanno scompaginato il quadro.

Di Maio ha posto due pregiudiziali, l’incarico a sé stesso e il divieto a Forza Italia (leggi Berlusconi) di partecipare al governo, che cozzano frontalmente con la strategia di Salvini. Il capo della Lega, infatti ribadisce di voler tenere il centro-destra unito e quindi non accetta divieti; inoltre, ritiene di essere lui il vero destinatario dell’incarico di formare il governo.

Sergio MattarellaOra, è evidente che alcune di queste impuntature sono destinata a cadere: in particolare la pretesa di essere incaricati, anche se “Di Maio lo vogliono 11 milioni di italiani”, come si sente ripetere. Può darsi che sarà proprio il presidente Mattarella a spiegare apertamente quali sono i principi costituzionali che presidiano alla sua azione: in Italia non c’è un capo del governo eletto, ma c’è un presidente del Consiglio che deve essere in grado di avere la fiducia, ovvero la maggioranza a suo favore, quando va a presentare il governo alle Camere. E al momento né Di Maio né Salvini questa maggioranza l’hanno.

Si capisce quindi l’importanza di queste consultazioni. Esse sono cruciali per verificare l’effettiva volontà delle forze politiche di dar vita a un governo, il che richiede di abbandonare le pregiudiziali ed entrare nell’ottica della mediazione possibile. Ciò vale per tutte le forze politiche, anche per il Pd, che in più incontra la difficoltà di essere dilaniato al suo interno; l’occasione di essere consultati dal capo dello Stato potrebbe essere quella giusta per trovare un minimo comune denominatore e capire al di fuori delle scaramucce se e come partecipare attivamente alla nuova stagione politica.

Insomma, al Quirinale si percorrerà un cammino. Al presidente Mattarella il compito gravoso di trovare la strada.

 

 

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