“Nulla di nuovo sotto il sole”, diceva il vecchio saggio che scrisse il Qohelet. Spesso si è portati a ripetere lo stesso adagio quando si capita su qualche documento che, redatto anni e decenni prima, sembra descrivere la più stretta attualità. L’altro giorno, scartabellando tra i preziosi documenti del nostro ex direttore Spartaco Lucarini (1924-1975) raccolti dalla figlia Fatima, ho scorto un articolo del novembre 1957, quasi 70 anni fa, sulla rivista Vita Sociale, che trattava di automazione. In tempi di Intelligenza artificiale, la cosa non poteva non interessarmi. Incipit: «Dell’automazione si è cominciato a parlare dopo la guerra e mai nozione ha dato luogo a tante divergenze di opinioni quanto questa. Sono state fatte previsioni ottimistiche, addirittura euforiche, sui suoi effetti, e per contrario altrettante affermazioni pessimistiche, addirittura apocalittiche». A parte il riferimento alla guerra – oggi bisognerebbe parlarne al plurale – e se si sostituisce “automazione” con “intelligenza artificiale”, il testo sembra scritto oggi.
Dopo aver spiegato l’effetto dell’automazione meccanica sul lavoro, con conseguenza di una grave disoccupazione, Lucarini scrive: «Che cosa sta facendo l’automazione? Sostituisce il controllo dell’uomo con il comando meccanico, cioè i compiti che sono stati finora affidati alla mano e alla intelligenza dei lavoratori, saranno affidati agli strumenti. Conseguenza: sarà necessario un lavoro umano altamente qualificato: l’uomo dovrà controllare questi strumenti di controllo». Sostituiamo a “comando meccanico” il “comando elettronico” e il testo torna di stretta attualità.
Quindi, portati alcuni esempi di automazione con le relative conseguenze sul lavoro in Usa, Russia e Inghilterra, l’ex direttore approfondisce gli effetti dell’automazione: aumento della produzione «in modo assoluto»; disoccupazione «tecnologica»; riduzione della settimana di lavoro; sparizione della mano d’opera meno qualificata. Ci siamo ancora.
Ma quel che più colpisce è il giudizio complessivo dato da Lucarini al fenomeno dell’automazione: «È da scartare l’ipotesi che l’automazione come tale, come nuovo tipo di organizzazione delle forze materiali di produzione, valga per sé stessa a cambiare radicalmente la vita dell’uomo e della società. Il fattore tecnico come tale non può prendere il sopravvento sui principii generali della vita sociale. Questa ha bisogno di essere diretta e regolata da una superiore visione della vita dell’uomo, del suo fine e delle sue esigenze spirituali». Un passaggio che potrebbe star bene nell’enciclica Magnifica Humanitas.
Segue un “altolà” che sembra indirizzato alle enormi potenze economiche dei grandi del digitale, statunitensi e correnti: «Effetto dell’automazione è necessariamente una concentrazione economica (più imprese che si raggruppano in una) e ciò costituisce un peso non indifferente nella vita sociale, specie per i suoi riflessi sul piano politico: la concentrazione economica in poche mani è lo strumento per il totalitarismo nella vita politica».
Serve dunque un sussulto: «Bisogna che all’enorme passo innanzi compiuto sul piano del progresso scientifico e tecnico dall’umanità, corrisponda un analogo passo avanti sul piano spirituale». E ciò, soprattutto, perché stanno (stavano) cambiando le relazioni tra gli umani: «L’automazione pone dei rapporti nuovi legando gli uomini sempre più intimamente fra di loro, facendo dipendere gli uni dagli altri: una particolare impostazione in un settore si ripercuote immediatamente su tutti gli altri. Le connessioni e le interferenze sono infinite. L’uomo non è stato mai così legato agli altri suoi simili come in questa epoca della automazione».
Certamente l’Intelligenza artificiale è estremamente più potente della semplice automazione. Anzi, è la parte di gran lunga più invasiva e dalle conseguenze più significative della stessa automazione. Ma il fondo dei problemi non è cambiato con le varie rivoluzioni industriali che abbiamo conosciuto negli ultimi due secoli. L’umano ha da restare al centro dello sviluppo tecnologico, pena una perdita di senso della stessa esistenza.
