Ammettiamolo: nel panorama storico in cui viviamo e di cui riceviamo notizie ogni giorno più allarmanti, questa Parola ci appare quasi “stonata”. Tutto infatti ci porta a scoraggiarci, intrappolati tra l’insicurezza di situazioni più grandi di noi e aspettative di prestazione che ci condizionano.
È proprio in un contesto simile che il Vangelo di Giovanni ci parla: gli apostoli sono intorno a Gesù, durante l’ultima cena. In questa scena si alternano drammaticamente fraternità e tradimento, dono di sé e oscurità del male. Gesù fa loro un ultimo discorso, per prepararli alla prova della passione, ma assicurando che tornerà. Egli stesso li mette in guardia: “nel mondo” potranno essere travolti da tempeste e delusioni, ma in lui troveranno sempre pace e pienezza di vita.
Le sue parole sono una promessa che dà speranza:
«Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Se le circostanze esterne e le nostre fragilità ci provocano paura e sofferenza, Gesù ci invita ad affidarci a lui, a riconoscere i segni della sua presenza nella nostra vita anche oggi, per avere uno sguardo nuovo sulla realtà.
Scrive Chiara Lubich: «Se c’è una realtà misteriosa nella nostra vita è il dolore. […] Anche chi ci è accanto e ci vuol bene è incapace spesso di aiutarci a risolverlo; eppure a volte ci basta che qualcuno lo condivida con noi, magari in silenzio. Questo ha fatto Gesù: è venuto vicino ad ogni uomo, ad ogni donna, fino a condividere tutto di noi. Più ancora: ha preso su di sé ogni nostro dolore e si è fatto dolore con noi, fino a gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 4). […] Ogni dolore fisico, morale, spirituale mi ricorda lui, è una sua presenza, un suo volto. Posso dire: “In questo dolore amo te, Gesù abbandonato. Sei tu che, facendo tuo il mio dolore, vieni a visitarmi. Allora te voglio, te abbraccio!”. Se siamo poi attenti ad amare, a rispondere alla sua grazia, a volere ciò che Dio vuole da noi nel momento che segue, a vivere la nostra vita per lui, sperimentiamo che, il più delle volte, il dolore sparisce. E ciò perché l’amore chiama i doni dello Spirito: gioia, luce, pace»1.
«Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Lasciamo che, anche nel momento dell’oscurità, sia Lui stesso in noi a vincere il male con il bene, a superare la tentazione di chiudere il cuore, a farsi prossimo ai fratelli, servendoli con amore nelle piccole azioni quotidiane come nell’impegno sociale a favore del bene comune.
Anche l’amore reciproco nella comunità dà testimonianza della vicinanza del Signore e ci incoraggia. È l’esperienza vissuta dal giovane Javier, della Repubblica Dominicana:
«Ero in visita da mio cugino e ho deciso di arrampicarmi su un muro nel cortile, ma è crollato su di me, schiacciandomi la gamba destra. All’ospedale ho detto ai miei genitori che non riuscivo a sopportare il dolore. Mio padre mi ha detto con dolcezza: “È come condividere la sofferenza di Gesù: cerca di abbracciarlo”. Quando mi sono svegliato, mi sono reso conto che la mia gamba non c’era più. All’inizio ho pianto molto, ma a poco a poco ho sentito una calma interiore, confidando che Dio avesse un piano per me.
Grazie all’amore e al sostegno dei giovani della nostra comunità e di altre persone in tutto il mondo, ora ho una protesi provvisoria e tra qualche mese ne riceverò una permanente. La vita a casa è gradualmente tornata alla normalità. Aiuto nelle faccende domestiche, sto vicino alla mia famiglia e sono riuscito persino a finire la scuola con ottimi voti. Tutti – la mia famiglia, i miei amici e il personale dell’ospedale – sono stati colpiti dalla calma e dall’atteggiamento positivo che ho cercato di mantenere».
1 C. Lubich, Parola di vita marzo 2005, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma, 2017, pp.745-746.
