Una partecipazione attiva, calorosa, festante ha confermato l’ottima riuscita del Festival di Città Nuova “La vita buona” lo scorso weekend del 24 e 25 ottobre a Bologna. La rivista mensile Città Nuova ha celebrato i suoi 70 anni di vita alla presenza di circa 500 partecipanti provenienti da tutta Italia presso la prestigiosa Biblioteca di San Domenico, e grazie allo streaming è stato possibile collegarsi per guardare le dirette che complessivamente hanno coinvolto circa 50 relatori e che già hanno ottenuto migliaia di visualizzazioni.
Informazione disarmata e disarmante
Attraverso i panel che si sono svolti durante le due giornate, sono stati affrontati tanti temi che in questi giorni e non solo occupano le testate giornalistiche e i dibattiti televisivi, come le manifestazioni e le derive violente, le elezioni in Israele, l’intelligenza artificiale che minaccia l’umanità e il nostro modo di vivere…
Il tema generale “Nel disordine globale, costruire fraternità” è stato inizialmente sviluppato dalla prospettiva di un'”informazione disarmata e disarmante” che vuole proporsi come alternativa alla forza e all’imposizione delle polarizzazioni e delle violenze. Il concetto si inserisce nel più ampio dibattito culturale e religioso sulla pace (“una pace disarmata e disarmante”), richiamando la necessità di disarmare il linguaggio e la comunicazione mediatica per favorire il dialogo e la giustizia. E infatti il primo giorno si sono alternati giornalisti del calibro di Nico Piro (in video messaggio) e Laura Silvia Battaglia, che davanti a un colpo di Stato planetario e alla sospensione del diritto internazionale invocano un richiamo alla coscienza, alla necessità che l’elemento ultimo resti l’essere umano. Massimiliano Marianelli, rettore dell’Università di Perugia, ha testimoniato come l’Università si sia opposta a fare studi di ricerca con aziende che finanziano l’industria delle armi, con la conseguente chiusura di una serie di accordi. Mentre in un video il vescovo di Bentiu in Sud Sudan Christian Carlassare, ci ha offerto la forte esperienza di perdono nei confronti del suo attentatore. Un messaggio collettivo quindi di non violenza a partire dalle parole, dall’ascolto e dal dialogo.
Nella seconda parte della mattinata il focus è stato puntato sulle nuove generazioni e sullo spazio che bisognerebbe tornare a dare loro a partire dalle città e nelle famiglie. Ne hanno parlato con incisività e passione Riccardo Bosi ed Elena Granata per poi passare la parola a Sara Fornaro che con Patrizia Bertoncello e Silvia Ferrero ha fornito indicazioni pratiche per la gestione delle emozioni, motivo di crescita felice per gli adulti di domani.
Nel pomeriggio due momenti importanti: una tavola rotonda guidata dall’ambasciatore e docente di Diplomazia alla Luiss Pasquale Ferrara, a cui hanno partecipato Tommaso Greco (docente Filosofia diritto università Pisa), Laila Simoncelli (avvocata diritti umani, referente APG23 campagna Ministero della pace), Raffaele Crocco (giornalista, direttore Atlante delle guerre). Un confronto che, nonostante abbia evidenziato la lenta agonia sociale del dialogo e della parola, ha anche lanciato proposte lungimiranti come quella di un Ministero della pace, oppure l’importanza di un atlante della pace, per far capire che la storia non è costellata solo di eventi luttuosi e tragici ma anche e soprattutto di momenti di pace in cui le civiltà hanno progredito. Il secondo momento, molto toccante, è stato ammirare la capacità di dialogo tra alcuni rappresentanti delle tre religioni monoteiste, Margaret Karram, araba cattolica, presidente del Movimento dei Focolari, Giorgio Gomel, ebreo, referente europeo di Alleanza per la pace in Medio Oriente, Sumera Tariq, presidente dell’Associazione delle Donne Musulmane Ahmadiyya in Italia, e Yassine Lafram, guida islamica della comunità di Bologna. Grande rispetto nella verità e impegno per la giustizia.
Il bene si fa e si dice
La seconda giornata è trascorsa all’insegna della declinazione della pace nelle numerose realtà che ci toccano più da vicino. Nell’ambito scolastico Sara Fornaro ha presentato il suo impegno per il tavolo interassociativo sulla scuola, per poi passare la parola a Beatrice Acquaviva, vicedirettrice Caritas Bologna, ad Alberto Zucchero, portavoce del Portico della Pace, a Irene Lombardo del consiglio giovani del Mediterraneo e Rete Mare Nostrum, a Candela Copparoni, redattrice di Città Nuova esperta di immigrazione, e Stefano Comazzi, presidente di Amu – Azione per un Mondo Unito.
Successivamente è stata presentata da Michele Zanzucchi, Fernando Muraca e Roberto Catalano la figura del primo direttore di Città Nuova, Igino Giordani, giornalista e parlamentare costituente, esempio antelitteram di impegno dei cristiani in politica.
Con la verve e l’entusiasmo di Sergio Nazzaro, autore del libro Mediterraneo e Italia, è stata smontata la paura dell’immigrato e dell’invasione per concentrarsi sui reali problemi che affliggono la società: «L’uomo migra da sempre. Lo ha fatto anche mio padre che è emigrato in Svizzera e si trovava il cartello: ‘non si affitta agli italiani’. A me quello che fa arrabbiare è che ci vogliono fare abituare alla paura. La colpa è dei migranti. Poi se sotto casa mia c’è il camorrista che butta rifiuti tossici, l’ecomafia… quello non è un problema».
Illuminante l’intervento guidato da Aurora Nicosia, responsabile dell’inserto Progetto carceri di Città Nuova, con Giuseppe La Pietra, del segretariato permanente per l’inclusione delle persone detenute in seno al Cnel, e Antonella Bianco, direttrice del carcere minorile di Firenze. Hanno aperto a tutti i partecipanti il mondo del carcere che non sia una risposta alla sicurezza, ma una extrema ratio per favorire la rieducazione.
Nel pomeriggio la giornalista Maddalena Maltese ha dato spazio al concetto di “Rete”, non tecnologica ma umana, che Città Nuova vuole portare avanti anche come progetto editoriale. L’ha fatto grazie a relatori come Roberto Almada, copresidente del Movimento dei Focolari, Liliane Mogumbozi, già direttrice di New City, Matteo Pota, amministratore delegato di Focolare Media, Annamaria Carobella, già docente di lettere e promotrice del gruppo “appassionati di Città Nuova”, e Antonella Deponte, docente di psicologia delle relazioni e parte del comitato scientifico della rivista Nuova Umanità.
Un momento molto atteso è stato quello dell’incontro con il prof. Romano Prodi, già presidente della Commissione europea e del Consiglio in Italia, con il quale Riccardo Barlaam ha intessuto un appassionante dialogo sugli equilibri internazionali sempre meno “equilibrati”, sullo stato dell’arte dell’Europa, sulla nostra legge elettorale…
Dulcis in fundo, il giornalista Michele Zanzucchi, l’economista Stefano Zamagni e il docente di politica economica Vittorio Pelligra hanno riflettuto sulla centralità dell’umano di fronte alle sfide globali, dall’intelligenza artificiale al senso del lavoro e all’economia.
Il neodirettore di Città Nuova Riccardo Barlaam ha infine espresso un sentito ringraziamento alle decine di volontari delle comunità dei Focolari di Bologna e di tutta l’Emilia Romagna che hanno dedicato il loro tempo e sostegno per l’allestimento e la presenza ai numerosi stand del Festival. Col plauso di tutta la sala ha dato a tutti appuntamento al prossimo anno per la seconda edizione del Festival.
