L’idea di un’associazione tutta al femminile, realtà fino al 1° settembre 2016 inedita nel piccolo Stato pontificio, si deve ad un piccolo gruppo di dipendenti donne di diversi uffici. I primi incontri per scambiare idee e progetti si tengono la sera a casa dell’una o dell’altra. L’obiettivo condiviso è suscitare una rete di amicizia tra le donne impiegate in Vaticano, ma anche un maggiore riconoscimento e valorizzazione del loro contributo in un ambiente di lavoro per lo più maschile dove allora le donne rappresentavano circa il 21% dei dipendenti, quota salita oggi al 24%, circa un quarto del totale.
La storia di D.VA
All’inizio non mancava il timore – raccontano le donne della prima ora – di apparire un sindacato, di essere giudicate “sovversive”, di fare cattiva impressione davanti ai capi dicastero. Per dovere di trasparenza verso le autorità competenti e per rassicurare le future socie era necessario avere le carte in regola, a cominciare da uno Statuto. Come si legge nel sito di D.VA, «ci sono voluti quattro anni, una trentina di versioni e bozze, diversi scambi di lettere indirizzate alla Segreteria di Stato, al Governatorato e ad altri uffici vaticani» fino all’approvazione finale. «Un processo lungo, scandito da suggerimenti, modifiche, precisazioni, ma anche da attestati di apprezzamento e di sostegno». Poi finalmente la firma dell’atto costitutivo davanti al notaio. Oggi l’associazione conta 180 socie, laiche e religiose, in servizio e in pensione. Padre Federico Lombardi, assistente spirituale di D.VA, sottolinea l’opportunità di questo percorso: «Non dovete più giustificare chi siete e cosa volete fare qui», dice, e insiste sull’importanza da lui sempre sostenuta che le donne si sentissero pienamente “a casa” in Vaticano.

Un momento delle celebrazioni per i 10 anni di Donne in Vaticano (foto Donne in Vaticano/Francesco Sforza)
I passi avanti
Molte cose sono cambiate in questi 10 anni nella Chiesa e in Vaticano riguardo alla questione femminile. Non è ancora tutto quello le donne chiedono e si aspettano, ma sarebbe ingeneroso negare i passi avanti. Le nomine di donne a ruoli apicali ne sono una dimostrazione. Chi mai avrebbe pensato a prefetti donna come suor Simona Brambilla e suor Alessandra Smerilli, rispettivamente a capo del Dicastero per la vita consacrata e del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale? Oppure alla laica Maria Montserrat Alvarado che da novembre sarà alla guida del Dicastero per la Comunicazione? Ma prima ancora, solo per fare qualche esempio, a suor Raffaella Petrini presidente del Governatorato e a suor Nathalie Becquart, sottosegretario del Sinodo dei vescovi. Segnali importanti che dicono un mutamento, ma che non bastano per cambiare in profondità quella mentalità clericale e maschilista tante volte denunciata da papa Francesco come «uno dei grandi peccati che abbiamo avuto».
E che già nel 2017 affermava: «È una vera e propria rivoluzione culturale quella che sta all’orizzonte della storia di questo tempo. E la Chiesa, per prima, deve fare la sua parte. In tale prospettiva, si tratta anzitutto di riconoscere onestamente i ritardi e le mancanze».
Nel corso del Sinodo sulla sinodalità le donne hanno parlato di sé stesse e delle loro aspirazioni. Il loro ruolo è stato uno dei nodi centrali e nelle due sessioni in Vaticano per la prima volta le donne hanno votato. Nel documento finale si sollecita la loro presenza nei processi decisionali, nei posti di responsabilità e di governo, nella formazione dei futuri sacerdoti.
Una presenza discreta ma efficace
L’associazione “Donne in Vaticano” agisce senza clamore. Innegabile la curiosità che suscita in molti ambienti. In concreto organizza eventi culturali, di formazione sociale e spirituale, visite ai vari dicasteri, occasioni di incontro e di scambio, oltre a cercare risposte alle esigenze di colleghe e pensionate. Negli anni D.VA ha promosso convegni sul femminicidio, sulla comunicazione non violenta, sull’IA, stringendo rapporti con numerose associazioni femminili, nella convinzione che “fare rete” è essenziale.
Le celebrazioni di un compleanno non scontato

Brindici per i 10 anni di Donne in Vaticano (foto Donne in Vaticano/Francesco Sforza)
Per festeggiare il decennale “Donne in Vaticano” ha avuto la gioia di incontrare Leone XIV. «La presenza delle donne – ha detto il papa – costituisce una ricchezza che va riconosciuta e valorizzata sempre più. (…) La loro competenza, capacità di discernimento, creatività e concretezza incrementano la vita delle istituzioni e contribuiscono ad acquisire uno sguardo più ampio sulla realtà e sui problemi che si incontrano».
L’associazione ha vissuto poi un pomeriggio celebrativo per raccontarsi e guardare al futuro. Dagli interventi in una affollata sala in via della Conciliazione a Roma, emerge che se in questi anni ci sono stati molti progressi, tanto ancora c’è da fare per affermare quella doppia prospettiva, maschile e femminile, auspicata da Francesco e ripresa da papa Leone XIV. Veniamo, si sottolinea, da secoli di rapporti tra uomini e donne centrati sul principio della complementarietà. Oggi al concetto di complementarietà si preferisce quello di reciprocità che implica lo scambio, la possibilità di imparare gli uni dagli altri.
Guardando al mondo così conflittuale, si ricorda la risoluzione n.1325 adottata dall’Onu nel 2000 che riconosce il contributo efficace delle donne nella prevenzione dei conflitti e la necessità «di aumentare la rappresentanza delle donne a tutti i livelli decisionali», ai tavoli di negoziazione e nei processi di pace, auspicando la sua applicazione nei fatti.
Originale il contributo di 6 socie di D.VA, giornaliste di Vatican News/Radio Vaticana, di diverse aree geografiche e culturali: è la ricchezza dell’associazione. Sud America e Stati Uniti, Africa, Europa dell’Est e dell’Ovest, Asia dall’India alla Cina: luci e ombre, limiti e lente conquiste, ma a tutte le latitudini le donne sono in cammino per sé stesse e per il bene delle loro comunità.
A dieci anni dalla costituzione “Donne in Vaticano” guarda al futuro con fiducia. Con determinazione vuole andare avanti per contribuire ad un cambio culturale che riconosca nei fatti la piena dignità delle donne e quella reciprocità indispensabile alla realizzazione di condizioni di vita migliori per tutti.