Qualche settimana fa mi è arrivato un messaggio al telefono che comunicava la scomparsa di François Rossé… A mandarmelo è stato il fratello Gérard, che ha fatto da tramite per la conoscenza di questo compositore, interprete geniale del panorama della musica contemporanea del secondo Novecento fino a oggi.
L’ho incontrato per la prima volta, insieme a tutta la sua famiglia, negli anni ‘90, nella sua casa di Léognan, a poca distanza dal centro di Bordeaux, trascorrendo una vacanza tra musica, improvvisazioni, passeggiate, conversazioni, senza farci mancare le visite alle cantine per assaporare le annate dei Sauternes e Bordeaux. Negli anni, queste occasioni si sono ripetute, e per me sono stati momenti indimenticabili di energia musicale.
Allievo di Messiaen
La formazione di Rossé e il suo percorso artistico nascono dall’humus della cultura francese, che ha dato alla storia della musica una delle svolte epocali con Claude Debussy e, facendo un salto temporale, con Olivier Messiaen, di cui è stato allievo al Conservatorio Superiore di Parigi.
Questo ultimo fatto mi colpì molto: conoscevo Messiaen, ma sentirne parlare “di prima mano” è stato impressionante. Studiando Messiaen in seguito, sapevo che la sua cifra di insegnante era quella di non “fare scuola”, e in Rossé ne ho visto la conferma: un artista che ha assimilato la lezione del maestro, soprattutto in termini di analisi musicale, ma che poi ha preso la sua via personale.
Musica per sassofono
Nella sua biografia spicca l’incontro con uno dei massimi interpreti del sassofono classico, Jean-Marie Londeix, insegnante a Bordeaux e famoso anche in Italia. Ricordo negli anni del Conservatorio i miei amici più adulti che facevano viaggi incredibili per andare a lezione da Londeix. Come dicevo, l’incontro di Rossé con il maestro del sassofono ha prodotto una sorgente creativa immensa, tanto che nell’universo del repertorio sassofonistico contemporaneo, Rossé è una pietra miliare conosciuta in tutto il mondo. Personalmente, ho avuto anche il piacere di suonare un suo brano per sassofono baritono e pianoforte, Silence for a disturbated yell.
I concerti a Loppiano
Un altro elemento che mi lega, e a questo punto dico, ci lega a Rossé, è il fatto che dal 2010 – e in tante occasioni negli anni successivi – François Rossé è stato ospite di incontri, concerti e manifestazioni accademiche organizzati e animati dai musicisti che si ispirano all’ideale della fraternità. Dai concerti dell’Università, nell’Auditorium di Loppiano (in duo con il musicista-poeta basco Mixel Etxekopar) al convegno svolto in tre tappe che ha coinvolto l’Istituto Universitario Sophia, l’Università di Padova e il Conservatorio di Trento, fino al laboratorio per giovani artisti ideato dall’Associazione culturale Il Varco, dove Rossé ha realizzato uno dei tanti concerti basati sull’improvvisazione, insieme al tamburellista Carlo Rizzo.
Uomo mondo
Una delle sue cifre è stato l’immenso interesse verso le culture musicali e culture extra-europee tout court. Basti pensare ai viaggi in Africa, nell’isola della Réunion, collaborando con i musicisti locali, o in performance di improvvisazioni al pianoforte insieme a musicisti-danzatori giapponesi di Taiko. Tra le sue battute ricorrenti una era: «Come posso dialogare musicalmente con una persona della savana o foresta africana se parlo solo la mia lingua (musicalmente ricchissima) europea?». E quindi il suo lavoro profondo sull’improvvisazione rappresentava proprio una risposta a questa necessità di incontro tra culture, vissuta con la curiosità e la gioia della creazione.
Risalire alla propria preistoria
Ancora durante una intervista rispondeva così: «L’improvvisazione non è soltanto suonare senza spartito… Ritengo che l’improvvisazione sia un atto quasi preistorico, insito in noi. Significa risalire alla propria preistoria e interrogarla; ed è forse proprio in quel momento che possiamo ritrovarci. Perché direi che, prima delle culture, ci sono gli esseri umani, e come compositore mi ha sempre interessato riflettere su questo aspetto della musica. Cosa, nella musica, appartiene alla Terra, al Pianeta? Cosa, nella musica, appartiene al mondo biologico?».
Cavaliere delle Arti e Maestro degustatore
François Rossé è stato insignito dalla Repubblica francese del titolo di Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, un’onorificenza che ama accostare a quella – ottenuta nello stesso anno, il 1991 – di “Maestro degustatore di Aligot” conferitagli dall’Amicale des Cantalès et des Buronniers des Monts d’Aubrac (si tratta di un’associazione francese di antica tradizione, dedita al folclore e alla promozione territoriale, nota in particolare per il conferimento di onorificenze legate alla gastronomia locale).
Infatti, pensando alla sua refrattarietà verso le forme accademiche e rituali, specchio di uno spirito libero, me lo immagino sorridente a far cantare e suonare improvvisazioni collettive ai cori di angeli e serafini, sorpresi anche loro della possibilità infinita che la musica ha di meravigliarci e di unire le diversità più disparate.
Possiamo ascoltare tanta musica di François Rossé sul web. Ecco alcuni link:
https://www.youtube.com/watch?v=dEIRfVgyrAY
https://www.youtube.com/watch?v=Adod9DHSzLA
https://www.youtube.com/watch?v=_MizjI6Hazs

