Si sono incontrati di nuovo, a breve distanza, il pesarese ironico (“petite e solemnelle!”) e l’emiliano conclusivo (“tutto nel mondo è burla!”) in due opere-capolavoro della vecchiaia. Uno nel 1864 e l’altro nel 1893.
La messa rossiniana, in origine per due pianoforti, armonium, quattro voci e un piccolo coro, è stata presentata nella versione orchestrata dallo stesso musicista. Maestosa – Gloria e il ripetuto Credo –, sommessa – il Kyrie –, lirica – l’aria sopranile O salutaris hostia – e il conclusivo etereo Agnus Dei. Rarefazione, grandiosità, intimità e commozione. Un Rossini vero, aperto musicalmente al futuro senza dimenticare il passato, con gli amati cori “a cappella”.
Esecuzione ottima del quartetto di solisti: il raffinato contraltista Carlo Vistoli, delicatissimo nell’Agnus Dei, il nobile e sfumato basso Michele Pertusi, lo slanciato tenore Dmitry Korchak, il lirico soprano Emoke Baràth. Bel coro e orchestra diretta dall’appassionato Mariotti, con i violini primi però talora dal suono esangue rispetto agli ottoni. Buona prova di una musica sopraffina, da riascoltare subito.
Falstaff
L’ultima opera, tratta da Shakespeare, commedia dolce e amara sulla vecchiaia e la nostalgia della giovinezza e dell’amore, trionfo al debutto e fonte di ispirazione per Puccini e amici, è difficile. Molto difficile. Esige scorrevolezza nel dinamico canto di conversazione, equilibrio tra palco e buca, attenzione ai colori e al ritmo, ad una orchestra raffinatissima, scorrevole e luminosa. La tristezza di fondo si stempera nel buonumore, nelle autocitazioni, nel duetto d’amore dei giovani ed in una chiarezza solare che eviti ogni eccesso, ogni pre-comprensione non attentamente studiata per non far “stonare” l’incredibile, lucente mondo verdiano.
Purtroppo, la regia di Tatjana Gurbaca sembra aver ignorato questi aspetti. Invadente, femminista inutilmente in scene più o meno novecentesche, con trovate sconcertanti – Ford come tennista ed altre –, ha rivelato una fantasia per nulla leggera, creando una certa confusione e difficoltà al lato musicale, nonostante la direzione scrupolosa di Mariotti (con i violini sempre esangui). Falstaff non è un lavoro buffo o un musical! Buoni il coro e il cast. Luca Salsi giustamente mattatore intelligente, squisiti Nannetta e Fenton (Marianna Mozo e Pietro Adaini) insieme al Ford di George Petean, alla Alice di Maria Agresta e a Mrs. Quinckly di Violeta Urmana. Musica bellissima, cantanti consapevoli e chiari. Repliche sino al 1° novembre.


