Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > I film della settimana

I doni imprevisti della vita

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Da non perdere “Nessun dolore” di Gianni Amelio e “Heart of the beast − Nel profondo selvaggio” di David Ayer. Solitudine e affetto

Gianni Amelio, Ramzi Lafrindi, Beidja Yahiaoui, Alessandro Borghi e Valeria Golino al photocall di “Nessun dolore” alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, Venezia, 3 settembre 2026. Credit: ANSA/FABIO FRUSTACI.

La vita ha i suoi imprevisti. Ai quali non siamo mai preparati abbastanza, però possono diventare dei regali.

Accade a Davide (Alessandro Borghi), solitario e sensibile proprietario di una bancarella di libri usati, a Roma, incerto nel parlare – quando parla – e nel guardare. Un giorno un immigrato lo spintona e gli lascia un bambino. Che lo insegue, non lo lascia, non vuole soldi, non parla. Davide vuole sbarazzarsene e involontariamente il ragazzino cade travolto da una moto, finisce in ospedale. L’uomo è sconvolto, lascia la bancarella nelle mani di una prof solitaria (Valeria Golino) e giorno e notte va in ospedale: il bambino muore.

Sembra, e lo è anche, una tragedia. Ma qualcosa si apre nel suo cuore, ospita una ragazza straniera incinta e quella apre la casa ad un gruppo di immigrati che vanno a viverci. Davide è sbalordito: la sua casa non è più sua. In più, viene arrestato per questo comportamento. Non si difende: lui ha ucciso un bambino, così sente dentro di sé. Esce dal carcere e tenta di recuperare il corpo del ragazzino per seppellirlo. L’operatore mortuario dell’ospedale (Valerio Mastandrea, sempre bravo nelle parti di “uomo qualunque”) dapprima rifiuta, poi – anche lui uomo solo, vittima di una separazione – accetta. Davide, dopo aver cercato invano un parente del bambino, lo seppellirà in un cimitero in collina. Quel bambino gli ha aperto il cuore.

Un film melodrammatico certo, incentrato su quella pietas con cui Amelio osserva la vita di una città indifferente e grigia, gli immigrati emarginati, gli occhi e il corpo scomposto di Davide, che non parla quasi mai, è pieno di tic nervosi, della Golino colma di dolore, di Mastandrea, apparentemente cinico.

Eppure, questo bambino morto è un dono, perché è la causa di una qualche resurrezione di ciascuno. Il ritmo è essenziale, le scene scorrono, la luce punta al grigio, indugia sui primi piani degli attori per estrarne l’anima indifesa. Siamo tutti indifesi: gli immigrati e noi residenti, gli stranieri e noi chiusi nel macigno della sofferenza. Ma la vita offre grazie alla innocenza ferita l’occasione per destarsi e il film di Amelio, sobrio, delicato, intimo, commuove per la sua verità.

Brad Pitt alla conferenza stampa di “Heart of the Beast” al 74° Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, 23 settembre 2026. Credit: ANSA/EPA/JUAN HERRERO.

James (Brad Pitt), reduce di guerra, e il suo unico amico − l’unico che ama e che lo ama, il cane lupo Odino, come lui un sopravvissuto a mille guerre − è vittima di ricordi dolorosi intermittenti come il suo unico amico, il cane, che è il dono nella sua vita solitaria tra le foreste e i ghiacci dell’Alaska. Vi è finito perché un attacco di cuore ha fatto precipitare il piccolo aereo su cui viaggiava, ed ora deve lottare per sopravvivere. Il freddo, i lupi, un orso, le rapide dei fiumi sono nemici da affrontare, insieme con il suo cane.

90 chilometri per arrivare ad una autostrada. Il viaggio è lungo, difficilissimo, ma i due “amici” sono vicini l’uno all’altro, si sentono, si parlano, si salvano. Incredibile è l’affetto reciproco. L’umano legge di notte, pensa, ricorda: nessuno lo aspetta. Un senso non di orfanezza ma di desolazione lo circonda, ma nella natura sta bene. Il racconto non è monotono, ogni attimo di vita, anche quello drammatico, è vita.

Il film è anche una metafora di una esistenza che ha visto la morte ed ora tenta di rivivere con il dono dell’amicizia di un cane, perché l’amicizia fra gli umani o non esiste o è rara. James però è ferito gravemente e quindi chi sopravvivrà, fra lui e il cane, chi troverà finalmente la pace?

Film poetico e drammatico insieme sulla necessità di credere nella vita oltre il dolore, fotografato splendidamente, vive della recitazione appassionata e credibile, molto personale, di Pitt, dell’uomo bisognoso di dare e ricevere affetto come suggerisce il viso indurito, rugoso dell’attore che lungo il film diventa sempre più “umano”, riconciliato con la vita e la morte.

James infatti non ha una sua “casa”, è il cane la casa del cuore e della pace. Il suo affetto è l’ultimo regalo della vita.

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876