Il prossimo 23 settembre, il Centro di cultura per lo sviluppo Lazzati di Taranto, in collaborazione con il Dipartimento Jonico dell’Università degli studi di Bari – Aldo Moro, ci invita a riflettere sul tema Il Diritto e lo Stato, raccolta delle lezioni di Filosofia del diritto del giovane Aldo Moro negli anni accademici 1944-1945, 1946-1947, Cacucci Editore. Siamo all’inizio di un pensiero complesso di uno dei più grandi statisti italiani.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, il giovane professore, formatosi a Taranto, si chiedeva: «Se le cose non vanno, non dobbiamo limitarci a dire che ci saranno altri a pensarci, bensì domandarci che cosa possiamo fare noi». È l’espressione di un pensiero generativo e trinitario che contribuirà all’elaborazione della cultura politica del cattolicesimo democratico, tra i fondamenti della Costituzione Italiana. Dialogano tra gli altri, con il curatore Antonio Incampo, il teologo Piero Coda, l’ambasciatore Pasquale Ferrara, il filosofo Raul Buffo.
Cosa significa leggere Moro oggi a 110 anni dalla nascita? «Non si tratta di commemorare, bensì riappropriarsi di una condizione reale del presente per andare verso il futuro, verso un pensiero che attraversa l’altro… che attraversa l’intero! Un pensiero libero, liberamente, un pensare con la propria testa, come diceva don Giovanni Battista Montini, in quegli anni di comune comunità epistemica per diventare pensiero costituente che non demorde dall’essere ri-costituente», commenta Domenico Maria Amalfitano, presidente del Centro di cultura Lazzati, collaboratore di Moro ed ex sottosegretario alla Pubblica Istruzione.
Siamo all’inizio di un pensiero filosofico-giuridico che porterà i suoi frutti nell’Assemblea Costituente. Possiamo notare un prendersi cura del bene comune e una solitaria “lungimiranza” politica. Dentro un turbolento cambiamento d’epoca, dopo le illusioni della “fine della storia” con il crollo del Muro di Berlino, ci troviamo alla “fine della fine della storia” per un nuovo ri-inizio con la forza di un pensiero capace di comprendere la complessità planetaria contemporanea.
Si vuole rivisitare il pensiero e la visione di Aldo Moro all’inizio di una missione di docente e di costituente in tutta la sua dimensione profetica e controcorrente che lo porterà al martirio nel 1978. Senza pensiero si muore, affermava san Paolo VI. Oggi abbiamo bisogno di un nuovo inizio di un nuovo pensiero politico complesso, lontano anni luce dalle semplificazioni e polarizzazione attuali. Quello di Aldo Moro è “un pensiero sorgivo”, capace di creare nuovi contesti per rafforzare una democrazia partecipativa e intelligente.
Si vuole realizzare a Taranto, dove Moro si formò negli anni 1923-1934, un Parco pedagogico-costituzionale di formazione civica, per ricordare il ministro della Pubblica Istruzione che introdusse nelle scuole l’Educazione civica nel 1958.
Ravvivare il carisma moroteo, a 110 anni dalla nascita, rivela tutta l’attualità contemporanea, anche nell’ordine internazionale, oggi notevolmente in crisi. Il 23 settembre non sarà un semplice evento, ma l’avvio di un progetto che colga l’urgenza di un pensiero complesso per il cambio d’epoca.
