Il Borgo Laudato Si’ nei Giardini Pontifici non è stato solo la sede dell’evento, ma la dimostrazione vivente dei principi che la ricerca dell’Università Cattolica indaga da tre anni: economia circolare, agricoltura rigenerativa e una comunità energetica rinnovabile già operativa.
C’è un dettaglio che, in un convegno scientifico, raramente assume un valore così denso di significato: il luogo. E il luogo scelto per il convegno “Comunità Energetiche Rinnovabili tra Cura e ricerca: Approcci e strumenti per la Resilienza e l’Equità”, tenutosi il 16 settembre scorso, non è una sala universitaria qualunque. È il Borgo Laudato Si’, nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo. Un luogo che non si limita a ospitare il tema affrontato: lo incarna, lo pratica, lo rende visibile. Perché parlare di comunità energetiche rinnovabili, di resilienza e di equità dentro un centro nato per realizzare concretamente i principi dell’ecologia integrale della Laudato Si’ significa trasformare la riflessione teorica in testimonianza.
Il convegno è stato il momento conclusivo del progetto di ricerca d’ateneo “CER-CARE”, giunto al terzo anno di realizzazione. Un percorso che ha indagato le comunità energetiche rinnovabili con uno sguardo autenticamente multidisciplinare, coinvolgendo 6 facoltà dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: Scienze della formazione, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze bancarie, finanziarie e assicurative, Scienze politiche e sociali, Scienze agrarie, alimentari e ambientali, Economia e Giurisprudenza.
Ad aprire i lavori, portando i saluti istituzionali, sono stati la suor Alessandra Smerilli, prefetta del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, la rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli e mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’ateneo. Dopo l’introduzione del professor Alessandro Sgambato, preside della facoltà di Medicina e chirurgia e coordinatore della Commissione Strategie di Ricerca, e della professoressa Alessandra Vischi, responsabile del progetto “CER-CARE”, sono seguite tre tavole rotonde.
Il convegno ha esplorato la relazione tra cura, ricerca, resilienza ed equità; e il Borgo Laudato Si’ ha potuto offrire una risposta concreta a molte delle domande che quella ricerca solleva. Voluto da papa Francesco e inaugurato da papa Leone XIV, il Centro di Alta Formazione Laudato Si’ è uno spazio pensato per realizzare i principi dell’enciclica: non un semplice contenitore di eventi, ma un laboratorio dove il sapere accademico incontra la pratica quotidiana. E tra le sue iniziative più significative figura proprio la realizzazione di una comunità energetica rinnovabile, che rende il Borgo non solo sede del convegno, ma un “caso di studio” vivente delle tematiche affrontate.
Questa scelta assume un significato particolare: discutere di CER in un luogo dove una CER è già operativa significa superare la dimensione puramente teorica e mostrare che un modello alternativo è possibile, replicabile e già in cammino.
Come riportato nel supplemento alla rivista Eventi (Anno 30°-settembre 2026):
«Uno degli elementi centrali del progetto del Borgo è la costruzione di un modello economico fondato sui principi dell’economia circolare e generativa. Nella prospettiva indicata da papa Francesco, la crisi ambientale è profondamente legata a un modello culturale basato sull’uso indiscriminato delle risorse, sul consumo rapido e sulla produzione di scarti. La cosiddetta “cultura dello scarto” non riguarda soltanto gli oggetti, ma coinvolge anche le persone e le relazioni sociali, quando prevale una logica nella quale ciò che non produce immediatamente valore viene considerato inutile. L’economia circolare propone invece un cambio di paradigma: passare da un sistema lineare, nel quale si estraggono risorse, si producono beni e si eliminano rifiuti, a un modello nel quale ogni elemento viene reinserito in un ciclo virtuoso. Nel Borgo Laudato Si’ si cerca di applicare concretamente questa visione, sviluppando processi nei quali le attività agricole, alimentari, ricettive ed educative siano collegate tra loro e capaci di generare benefici ambientali, economici e sociali».
Un esempio, fra i tanti in atto nel Borgo, riguarda l’agricoltura generativa con l’utilizzo del biochar, un materiale ottenuto attraverso processi di trasformazione della biomassa che permette di migliorare la struttura del terreno e contribuire allo stoccaggio del carbonio. Anche la pacciamatura biodegradabile viene impiegata per proteggere il suolo, mantenere l’umidità e ridurre la crescita delle erbe infestanti senza ricorrere a sostanze chimiche dannose.
Il convegno, sorto dalla collaborazione tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Centro di Alta Formazione Laudato Si’ e patrocinato dall’Ufficio Nazionale per i Problemi sociali e il lavoro della CEI, è stato anche l’occasione per presentare i risultati della ricerca attraverso gli interventi dei rappresentanti delle 6 aree del progetto, presentando anche nuovi orizzonti progettuali e opportunità future per la sostenibilità ambientale, con una particolare attenzione alle comunità energetiche rinnovabili (CER).
Il Borgo, nella sua veste di CER, potrà diventare sempre di più un punto di riferimento internazionale per la ricerca e la formazione sui nuovi modelli di sviluppo: un luogo nel quale il sapere accademico incontra la pratica quotidiana, dove le idee possono essere sperimentate e trasformate in soluzioni concrete. E il convegno del 16 settembre ne è stata la dimostrazione più evidente: parlare di ecologia integrale dentro un luogo che la pratica ogni giorno non è una coincidenza, ma una scelta di coerenza.
