Caro Giulio,
ho letto con grande interesse e attenzione quanto scritto nell’ultimo articolo di Città Nuova a firma di Francesco Murru. Sono pienamente d’accordo sulla necessità di non nascondere le problematiche e le possibili malinterpretazioni che possono aver portato e portare a forme di abuso psicologico e spirituale all’interno del Movimento dei Focolari, così come può accadere molte realtà organizzate.
Può capitare infatti, come accadeva anche ai tempi di Gesù, che chi si occupa del cosiddetto “bene comune” possa incorrere in derive autoritarie e arrivare a utilizzare tutti i mezzi che ritiene disponibili per tenere insieme la società, piccola o grande, di cui si sta occupando. E spesso può farlo anche in buona fede, convinto di agire per il bene degli altri, senza rendersi pienamente conto che alcuni suoi comportamenti possono diventare, di fatto, forme di abuso.
È proprio per questo che credo sia importante aprire gli occhi e creare spazi di consapevolezza e di informazione, che aiutino sia chi può trovarsi nella posizione di esercitare un abuso, sia chi può subirlo, a riconoscere ciò che sta accadendo. Informare e rendere consapevoli di ciò che non può essere fatto nel nome di Dio è una forma importante di prevenzione e di tutela. E credo che vada dato merito e atto a Città Nuova di aver fatto questo passo, scegliendo di pubblicare un articolo scomodo, ma proprio per questo necessario.
Vorrei però sottolineare un aspetto che considero molto importante.
Nel Movimento dei Focolari ci sono persone che ci hanno creduto e che continuano a crederci, e non sono affatto persone ingenue o stupide, manipolabili. Sono persone che hanno fatto delle scelte profonde, spesso con grande consapevolezza e pagando anche dei prezzi personali elevatissimi.
Dal punto di vista professionale, occupandomi di accompagnare persone consacrate appartenenti a diversi ordini religiosi che, per varie ragioni, sono arrivate al burnout, posso osservare quanto sia complesso il rapporto tra responsabilità personale e dinamiche strutturali. Da una parte esiste una responsabilità personale, una storia individuale, un percorso che può portare una persona a sottomettersi all’autorità, magari anche oltre ciò che sarebbe sano. Dall’altra possono esistere situazioni strutturali e dinamiche di gruppo capaci di soverchiare la libertà e la capacità critica della persona in nome di un ideale o un obiettivo ritenuto superiore. Credo che entrambe queste dimensioni vadano riconosciute, senza semplificazioni.
Può essere accaduto anche nel Movimento dei Focolari. Ma proprio per questo credo che non dovremmo perdere di vista tutto ciò che di positivo è stato vissuto e generato. Soprattutto, non possiamo sminuire il coraggio, la forza morale e la profondità di impegno profuso da tante persone che hanno scelto di consacrare la propria vita a Dio attraverso il Movimento dei Focolari. Persone che non hanno puntato a un obiettivo materiale o alla costruzione di una realtà sociale, ma hanno cercato, nel modo in cui ne sono state capaci, hanno scelto di dare la propria vita a Dio attraverso il Movimento dei Focolari, affidando ad esso una parte profonda della propria esistenza e trovandovi una strada concreta per vivere il Vangelo e il proprio rapporto con Dio.
Credo quindi che, anche quando si denunciano errori, ferite e responsabilità, dobbiamo mantenere uno sguardo profondamente rispettoso verso le persone e verso le loro storie. Mi viene un’immagine riferendomi a quella usata da Murru: è certo! Gli aerei che sono caduti non sono caduti per stupidità e nemmeno necessariamente per mancanza di fede. Ci sono state condizioni, errori, fragilità e responsabilità che hanno contribuito alla loro caduta. Ma, allo stesso modo, quelli che hanno continuato a volare non sono persone da considerare ingenue o incapaci di vedere la realtà. Sono persone che, nonostante tutto, hanno trovato nel Movimento una strada attraverso cui dare la propria vita a Dio. E anche queste persone, forse proprio per questo, sono degne di grande rispetto, vicinanza e di amore.
Credo che tenere insieme queste due realtà — il coraggio di riconoscere ciò che non ha funzionato e, contemporaneamente, il rispetto per il bene realmente vissuto — sia una responsabilità importante per tutti.
Un caro saluto,
Antonella Stella
