«Caro Giulio,
quante lettere ti ho inviato in questi tre anni per il bisogno di raccontarti, descriverti, aggiornarti o semplicemente condividere pezzi di vita appartenenti a me, alla mia cerchia di conoscenti o a persone speciali nella loro quotidianità! E, puntuale, arrivava la tua risposta: era un consiglio, un suggerimento, un grazie, un okay o, addirittura una telefonata! Eri lì, con milioni di cose da fare, con decisioni da prendere, problemi da risolvere… eppure trovavi sempre il tempo per me!
Quanti articoli indimenticabili sono nati dal tuo ascolto e dal legame fraterno nato tra noi. Ci accomuna da sempre la passione per questo giornale, fin da quando tu eri un bravo giornalista come gli altri ed io un’entusiasta lettrice. La lettura di questa rivista, nata nel 1956, era diventata per me come una sorta di preghiera laica, di approfondita conoscenza dell’uomo moderno, un’informazione completa, dettagliata, veritiera sulla vita di alcuni, di tanti e del mondo intero.
Ti avevo invitato 5 anni fa ad uno zoom degli “Appassionati di Città Nuova“, gruppo nato a Parma, da me e pochi altri, il 18 ottobre del 2021 per condividere riflessioni nate dalla lettura del mensile o dei libri di Città Nuova. Ricordo che quella sera, in cui i partecipanti, oltre che dall’Emilia Romagna si erano collegati da quasi tutte le regioni d’ Italia, ci avevi conquistato per la tua capacità di condividere esperienze personali, di vita familiare e professionale, per la tua onestà e sete di verità.
Poi nell’ottobre del 2022 sei stato nominato direttore. Il più sorpreso eri tu! Ma hai accettato con umiltà e stupore pensando di poter contare sulle preghiere di quanti, come noi, ti conoscevano e ti stimavano già. La tua vita era costellata di vari “sì ”in situazioni diverse, dalle più complicate alle più semplici. Guidare una redazione significa essere il timoniere: non basta saper leggere il presente, bisogna avere il coraggio di orientare il futuro. E tu sei riuscito a dare una svolta significativa e moderna al nostro giornale, che simile a una nave, hai condotto in mezzo a improvvise tempeste e bonacce.
In questa splendida imbarcazione sono salita anch’io come semplice mozzo, ancora in grado, nonostante il passare degli anni, di riconoscere l’antico splendore. E tu sei diventato ai miei occhi, ormai esperti, un direttore d’orchestra capace di prestare ascolto ad ogni “voce”, di armonizzarle insieme per dare vita ad una sinfonia di informazioni, di storie, di legami, di esperienze, di propositi e di conversioni al bene. Ho capito, caro Giulio, che tu hai il coraggio di voler bene e basta, chiunque incontri, chiunque intervisti o affianchi lungo il cammino.
Ricordo quando tu, padre di tre figli e da sempre interessato ai giovani di ogni religione e nazionalità, direttore da pochi mesi, hai partecipato alla “due giorni” organizzata dalla redazione di “Teens”! Si tratta di una rivista scritta dai giovani per gli altri giovani, invitati, in quell’occasione, per una concreta ed indimenticabile esperienza di giornalismo. La foto scattata tutti insieme, c’ero anch’io, rimane il ricordo di un momento storico, il primo vissuto con il nostro direttore. Mi hai stupito in quella occasione, ma anche in altre. Non fai parte di quegli uomini “che non devono chiedere mai”: tu sai che da soli non si va da nessuna parte. Non fai parte di quegli uomini “che non piangono mai, che non dubitano mai”. La tua profonda umanità ti ha reso prezioso ai nostri occhi: sei il fratello della porta accanto».
Annamaria Carobella