Tra concorsi, corsi di aggiornamento, corsi di abilitazione, TFA e molto altro, la fine dell’estate rappresenta per migliaia di insegnanti precari uno dei momenti più delicati dell’anno: quello dell’attesa della chiamata dalle GPS – Graduatorie Provinciali per le Supplenze − per l’assegnazione della supplenza annuale.
Da 5 anni insegno e da 5 anni, in questo periodo, il mio sistema nervoso viene messo a dura prova. Verrò chiamata? Quando? Che classi mi verranno assegnate? Mi toccherà insegnare la mia materia o lavorare sul sostegno? Le domande che di mattina, appena sveglia, occupano i miei pensieri.
Tutto nell’attesa di una mail del Ministero dell’Istruzione e del Merito che cambia improvvisamente le prospettive dei prossimi 9 mesi di vita. L’oggetto: «Informatizzazione della procedura di assegnazione dei contratti a tempo determinato − Conferma di assegnazione sede».
Quello che mi lascia ancora perplessa è che fino a un secondo prima del suo arrivo la tua vita era pensata e progettata in un modo, poi in un attimo tutto cambia, tutto è da riprogrammare. 24 ore per accettare l’assegnazione, se rinunci (per motivi di varia natura) perdi la possibilità di qualsiasi altra assegnazione annuale. Nel frattempo, la tua vita rimane in stand-by dai primi giorni di settembre fino all’arrivo di questa mail, che può essere domani, tra due settimane, un mese, o chi lo sa (forse solo l’algoritmo).
Intanto cerchiamo di capire… Come funziona l’assegnazione?
Anche da “interna” le mie idee a riguardo non sono ancora chiarissime, ma proverò a renderlo più comprensibile possibile. Ogni anno gli aspiranti inseriti nelle Graduatorie partecipano a questa procedura informatizzata – in gergo comune chiamata GPS − per ottenere le supplenze al 31 agosto o al 30 giugno. Provo a raccontarlo attraverso alcuni passaggi, per renderlo un po’ più comprensibile:
- Vengono individuati i posti disponibili. Gli Uffici scolastici raccolgono le disponibilità nelle scuole: cattedre intere, spezzoni, posti di sostegno ecc.
- Il docente presenta la domanda. Nella domanda indica le proprie preferenze, fino a un massimo di 150.
- Si indicano anche le tipologie di posto che si è disposti ad accettare. Per esempio, materia o sostegno, se si hanno i requisiti per essere presenti nella relativa graduatoria.
- A quel punto interviene l’algoritmo. Il sistema procede secondo l’ordine della graduatoria e, per ciascun aspirante, cerca una disponibilità compatibile con la posizione/punteggio dell’aspirante, il tipo di posto, le preferenze espresse, i posti che sono ancora disponibili in quel momento.
- Il sistema cerca una disponibilità partendo dalla prima preferenza, compatibilmente con ciò che è rimasto quando arriva il tuo turno.
- E qui arriva la parte importante. Non funziona come una lista di “offerte” tra cui puoi scegliere. L’algoritmo fa direttamente l’assegnazione, che è l’unica possibile per te, non ce ne sarà un’altra fino all’anno dopo.
Mentre l’algoritmo lavora le preferenze di migliaia e migliaia di insegnanti, in migliaia e migliaia di classi ci sono cattedre scoperte. Penso ai miei alunni dello scorso anno che hanno cambiato professoressa di francese ogni anno per tre anni, che cosa potranno apprendere? Il francese in questo caso può essere secondario, certo, ma quando succede con italiano, matematica, inglese? E per ogni alunno che si trova a fare i conti con questa mancanza di continuità, c’è un docente che ogni anno cambia scuola, colleghi, metodo di lavoro, nomi. In 5 anni ho conosciuto una media di 150 alunni all’anno, circa 750 nomi da ricordare, storie di cui prendersi cura, persone da non trascurare.
La testimonianza in questo caso è la mia, ma siamo molti, in balia di un sistema che ogni anno ci chiede di ricominciare sempre da capo, con corsi di aggiornamento sempre più numerosi, percorsi di abilitazione sempre più costosi, nuovi requisiti da acquisire, mentre la stabilità continua a rimanere un traguardo lontano.
Tutto poi si ferma con l’arrivo di quella fatidica mail, e ci si dimentica dell’algoritmo di nuovo per un anno. I pensieri allora cambiano, e si crea lo spazio per altre domande: chi saranno nuovi i volti che incontrerò quest’anno? Che cosa avranno da raccontarmi? Che approccio sarà vincente? Come potrò costruire una relazione funzionale con loro? Riuscirò a ricordare tutti i nomi prima dell’ultimo giorno di scuola?
Questo non sempre è successo, lo ammetto, ma di certo c’è che insieme alla tentazione di mollare tutto, io cresco sempre nell’umanità di queste relazioni. E forse è proprio questo che, nonostante tutto, mi fa continuare a scegliere questo lavoro.
