Secondo l’ultimo aggiornamento riportato da Nepal News, i morti sarebbero 270. Centinaia i dispersi: sempre Nepal News parlava di 826 persone, di cui 579 turisti. Una vera catastrofe quella che sta colpendo la regione himalayana al confine tra Nepal e Tibet, devastata da violente alluvioni e frane dopo il crollo di una massa glaciale, che – da una ricostruzione – è crollata dall’alta montagna, trascinando ghiaccio, rocce e sedimenti nel fiume Lhende Khola. I detriti hanno ostruito il corso del fiume, formando un lago temporaneo, che ha poi ceduto liberando verso valle una potente ondata di acqua fangosa, detriti e massi.
Tra i possibili fattori all’origine del collasso vi sono l’instabilità del ghiacciaio, la fusione del ghiaccio, il terreno ripido e fratturato e l’infiltrazione dell’acqua di fusione. Si vuole verificare se è stato un terremoto ad aver innescato il collasso, anche se pare che la scossa sismica sia stata proprio una conseguenza del crollo, secondo quanto riportato dall’US Geological Survey. Ad ogni modo, nessuna ipotesi è stata ancora confermata, perciò la causa esatta richiede ulteriori accertamenti scientifici.
A causa di quanto accaduto, a monte della zona colpita, più precisamente vicino alla confluenza dei fiumi Chhochen Khola e Purepu Tsangpo, si è formato un lago di sbarramento naturale. Il bacino, che contiene già circa 2 milioni di metri cubi d’acqua, potrebbe riceverne altri 3 nei prossimi tre giorni, aumentando il rischio di cedimento della diga naturale e di una nuova piena. Il ministero cinese delle Risorse Idriche ha lanciato un allarme.
Nel frattempo, nei distretti maggiormente colpiti continuano le operazioni di soccorso e ricerca. Da una dato dell’agenzia giornalisticaReuters, sarebbero più di 5.000 gli uomini impegnati, tra militari e agenti di polizia. Anche con l’aiuto di elicotteri per raggiungere le aree rimaste isolate.
